Einen guten Rutsch – Buon Anno

gennaio 1, 2011 | Commenti disabilitati

Usi e costumi legati alla notte di San Silvestro in Germania e in Italia: una prospettiva interculturale

Auguri di un felice 2011 agli italiani a Monaco

Auguri di un felice 2011 agli italiani a Monaco

Raclette, fonduta, Bleigießen (il Pons traduce questo termine come „tradizione di fondere il piombo per indovinare il futuro) contro – o meglio a confronto con – cotecchino e lenticchie, uva e lancio dei cocci e/o tombolata: in Germania così come in Italia si contano svariate tradizioni legate all’ultima notte dell’anno: ancora una volta si tratta della stessa festa, celebrata in modi diversi.

La cosa interessante è che i rituali della raclette e della fonduta sono molte amati in un paese come la Germania dove la tradizione del mangiare insieme durante tutto l’anno non è così sentita come per esempio in Italia. Eppure in questi giorni di festa la collettività si riunisce attorno al tavolo, condivide lo stesso grill e la stessa pentola, si scambia le posate e le portate, trascorre ore a tavola a chiaccherare; si tratta di un gruppo allargato, non solo della stretta cerchia famigliare, perché la Germania, al contrario dell’Italia, è più società che famiglia e questa caratteristica è visibile soprattutto durante le celebrazioni.

Nonostante la diversità regionale, vigono certe tradizioni che sono tutte uguali sul territorio italiano, perchè nate con l’intento primario di assicurarsi durante l’anno appena iniziato, una buona dose di fortuna e denaro (l’italiano, si sa, spera sempre molto nella prosperità personale e nella buona fortuna): è questo il caso dell’usanza di mangiare le lenticchie, di solito accompagnate da un buon cotechino o l’uva durante la notte dell’ultimo o il giorno di Capodanno.  Più ci si sposta al sud, più la tradizione si intreccia alla superstizione: spaccare a terra i cocci (piatti, bicchieri, vassoi) a mezzanotte servirebbe a scacciare tutto il male che si è accumulato nel corso dell’anno.

Anche la Germania non manca di aspetti legati alla superstizione: il gioco di predire il futuro facendo fondere un pezzetto di piombo al fuoco di una candela e cercando poi di interpretare il significato delle forme che si creano versando il piombo fuso in acqua fredda è sempre molto in voga anch tra gli adulti.

In Italia si gioca invece a tombola, simile al bingo tedesco ma molto più variopinta e tradizionale. Ogni numero ha infatti un significato (90 morto che parla, 77 gambe delle donne e così via) e ciò rende l’atmosfera ancora più giocosa e divertente.

In entrambi i paesi poi, l’arrivo del nuovo anno, si festeggia a suon di petardi e fuochi d’artificio di ogni tipo che illuminano il cielo per dare il benvenuto al nuovo anno, accompagnati da un bicchiere di spumante – in Italia rigorosamente italiano!

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La Bürgerfest di Unterhaching

giugno 26, 2010 | Commenti disabilitati

Si è aperta ieri e durerà dieci giorni una delle feste popolari più grandi dei dintorni di Monaco.

Dal 24 giugno al 4 luglio la festa popolare di Unterhaching

Dal 24 giugno al 4 luglio la festa popolare di Unterhaching

Come ogni anno, in primavera o in estate, i comuni nell’area sud di Monaco organizzano le loro Bürgerfest, feste popolari a base di birra, polli e musica bavarese. Tra queste piccole versioni dell’Oktoberfest si distingue la Bürgerfest di Unterhaching, cittadina di 12.000 abitanti nell’area sud di Monaco facilmente raggiungibile con la S3 in direzione Deisenhofen-Holzkirchen. Il programma di quest’anno comprende come sempre l’esibizione di gruppi musicali folklorici bavaresi, sulle cui note si brinda seduti o più spesso in piedi sui tavoli, come da tradizione. E immancabile arriva domenica 4 luglio il gran finale con i fuochi di artificio.

La differenza tra queste feste e l’ormai immenso carrozzone turistico dell’Oktoberfest è la genuinità dell’atmosfera. In un ambiente quasi familiare ci si ritrova con i vicini di casa o si invitano i colleghi ad uno strappo fuori dall’orario di lavoro, senza gli eccessi che si registrano ogni anno sulla Wiesn e, cosa importante, senza l’invasione di turisti che giocoforza diluisce il sapore prettamente bavarese dell’evento.

Per domani è prevista la visione della partita Germania-Inghilterra da vivere sul maxischermo dell’Ortspark di Unterhaching antistante la Festzelt, una ottima alternativa ai vari biergarten dislocati in centro.

Per consultare il programma della Bürgerfest di Unterhaching si consiglia di visitare il sito: www.festhalle-bayernland.de

Prost!

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I pansoti al sugo di noce

maggio 20, 2010 | Commenti disabilitati

Le noci e le erbe di Portofino: i pansoti

I pansoti al sugo di noce

Da un libro di ricette liguri si legge…”un piatto costituito da ravioli rigorosamente magri, riempiti con un miscuglio di cinque erbe che non hanno cittadinanza negli orti comuni. Queste cinque erbe, di cui la principale è la borragine, vengono raccolte esclusivamente sul monte di Portofino, la mattina sui cigli dei sentieri e lungo le fasce tra i muretti a secco. Manipolate, amalgamate con estrema attenzione fino a che non si mutano in un pezioso prebuggiun”.”Prebuggiun” vuol dire, in termine dialettale, erbe da cuocere de. Con la bietola e il prezzemolo siamo a sette erbe. E’ difficile, però, trovare oggi le erbe più rare. Quindi occorrerà accontentarsi.

Da qui si deduce che l’origine dei pansoti (anche scritto pansotti), uno dei più tipici piatti liguri è recente, infatti non ve n’è traccia nelle antiche cuciniere genovesi col ripieno di erbette montane. Sulla forma che dovrebbero avere i pansoti vi sono diverse opinioni, c’è chi li vuole fatti a triangolo, chi a mezzaluna, chi a grosso tortellino, su un’unica cosa sono tutti concordi: i pansoti vanno conditi esclusivamente con la salsa di noci, anche se sono buonissimi immersi nel burro aromatizzato alla salvia oppure, ancora, col sugo di pinoli.
Tradizionalmente la salsa di noci era chiamata “Tocco de nux” e veniva preparata con le noci che si andavano a raccogliere durante l’autunno. Si pens ache la salsa di noci sia stata ideate appositamente per questo piatto.

Difficoltà: media
Preparazione: 50 minuti più il tempo di riposo
Cottura: 12 minuti

Ingredienti per 4 persone

Per la pasta:
500 gr. di farina
1 uovo
sale
Per il ripieno:
350 gr. di bietole
250 gr. di borragine
500 gr. di “preboggion” (* vedi commenti)
150 gr. di ricotta fresca
parmigiano grattugiato
noce moscata
qualche foglia di maggiorana
2 uova
sale
Per il condimento:
salsa di noci
parmigiano grattugiato

Preparazione

Per la sfoglia, impastare la farina e l’uovo con l’acqua necessaria ad ottenere un composto morbido ed omogeneo. Ricoprire con un canovaccio, lasciar riposare per almeno un’ora, durante la quale si preparerà il ripieno. Pulire e lavare le verdure, lessarle in poca acqua con un pizzico di sale. Scolarle, strizzarle, tritarle molto finemente e porre il ricavato in una ciotola.

Con una forchetta schiacciare in un altro recipiente la ricotta, unirvi le uova e una manciata di parmigiano grattugiato. Amalgamare con cura il composto, quindi unirlo alle verdure; insaporire con una grattugiata di noce moscata e la maggiorana, salare e mescolare sino ad ottenere un impasto ben compatto.

Tirare dalla pasta una sfoglia molto sottile e tagliarvi dei quadrati di circa 6 cm. di lato; posare un cucchiaino di ripieno al centro di ciascuno di essi, quindi ripiegare la pasta a triangolo, facendone aderire bene i lembi; se necessario ritagliare il triangolo così ottenuto con l’apposita rotellina dentellata per la pasta, in modo tale da avere un effetto estetico più gradevole del pansotto. Lessare in abbondante acqua salata, scolare, condire con la salsa di noci e parmigiano grattugiato.

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Un’amicizia dai tempi dell’antica Roma

aprile 8, 2010 | Commenti disabilitati

La mostra Baviera – Italia

La locandina della mostra

La locandina della mostra

Dal 21 maggio al 10 ottobre del 2010 la Casa della Storia Bavarese (Haus der Bayerischen Geschichte) ospiterà la Mostra Regionale “Baviera – Italia”, una grande rassegna dedicata agli stretti rapporti che intercorrono tra le due realtà sin dall’epoca romana. Gli spazi espositivi dedicati a questo evento sono l’ex Monastero di St. Mang a Füssen e ad Augusta (Augsburg), il Museo bavarese dell’industria tessile e il Museo Massimiliano. Partendo dalla complessa tematica “Baviera-Italia”, saranno scelti contesti ed eventi storici di particolare pregnanza ed esemplarità presentati in forma espositiva.

Baviera e l’Italia sono unite da una lunga storia, una storia fatta di signori e mercanti, santi e artisti, viaggiatori ed eruditi: nel Monastero di St. Mang a Füssen, situato ai piedi delle Alpi e in prossimità del castello di Neuschwanstein e della chiesa Wieskirche, vengono illustrati i legami italo-bavaresi dall’antichità fino all’inizio dell’Ottocento. Passando per la Via Claudia, fecero ingresso in Baviera merci e nuove divinità. Le case commerciali bavaresi avevano sede a Venezia e il barocco italiano fu applicato alle chiese e ai conventi della Baviera. E questa storia continua fino ai nostri giorni nel Museo bavarese dell’industria tessile: il desiderio di cultura, sole e mare condusse in Italia i viaggiatori bavaresi a partire dall’Ottocento. D’altro canto, la promessa di una vita migliore attrasse molti italiani verso il nord. Nel Museo Massimiliano si tiene la mostra “L’arte italica e gli usi tedeschi”, dedicata all’arte del Quattrocento e del Cinquecento. Ad Augusta, città imperiale, suggestioni italiane determinarono l’arte e l’architettura del luogo lasciando tracce durature che, partendo da Füssen, l’ex monastero di St. Mang ospiterà la mostra “Imperatori, culto e Casanova” dedicata ai rapporti italo-bavaresi dall’antichità alla fine del Settecento. Le altre due rassegne si terranno invece ad Augsburg: al Maximilianmuseum va in scena “L’arte in italiano e in tedesco“, una panoramica degli scambi artistici tra Italia e Baviera nel Quattro- e Cinquecento, mentre il Museo bavarese del tessile e dell’industria sarà sede di una mostra intitolata “Nostalgia, spiagge e dolce vita” sui motivi che in passato spingevano i viaggiatori bavaresi a visitare l’Italia.

Organizzatori: Haus der Bayerischen Geschichte (Casa della storia bavarese), Comune di Augusta, Comune di Füssen, Staatliches Textil- und Industriemuseum (tim)

I luoghi della mostra

Füssen: „Imperatori, culto e Casanova“ – Baviera-Italia dall’antichità alla fine del Settecento, Ehemaliges Kloster St. Mang, Lechhalde 3, 87629 Füssen

Augusta: „L’arte in italianio e in tedesco“ – L’arte tra la Baviera e l’Italia nel XV/XVI secolo, Maximilianmuseum, Fuggerplatz 1, 86150 Augsburg

Augusta: „Nostalgia, spiagge e dolce vita“ – Baviera-Italia dal XIX al XXI secolo, Staatliches Textil- und Industriemuseum (tim), Provinostr. 46, 86153 Augsburg

Per informazioni relative a prezzi e orari si consiglia di consultare il sito ufficiale: http://www.hdbg.de/bayern-italien/it_index.php

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Le zeppole di san Giuseppe

marzo 24, 2010 | Commenti disabilitati

Una specialità pugliese per la festa del papà.

Le zeppole di san Giuseppe, dolce tipico pugliese per la festa del papà

Le zeppole di san Giuseppe, dolce tipico pugliese per la festa del papà

Pubblichiamo oggi con grande piacere la lettera di una nostra lettrice, Frida di Lecce, che ci propone le zeppole di San Giuseppe, dolce tipico della festa del papà che ricorre, come noto, il 19 di Marzo.

“Gentile Redazione del Blog degli Italiani a Monaco,

Vi invio la ricetta di un dolce tradizionale che mangiamo a Lecce il giorno di San Giuseppe. Buon appetito a tutti i papà a Monaco, Italiani e Tedeschi. Ciao!

Zeppole di San Giuseppe
Ingredienti:
250g farina, 350g acqua, 65g burro o margarina, un pizzico di sale, 5-6 uova, zucchero a velo, abbondante olio per friggere e, per decorare, crema bianca pasticcera.

Preparazione:
Si mette l’acqua, il burro e il sale sul fuoco in una pentola, appena il tutto incomincia a bollire, si versa in un colpo la farina e si gira energicamente finché il composto si stacca dalle pareti, si lascia raffreddare in una ciotola e quindi si incorporano le uova, una per volta, in modo che risulti un impasto compatto (come quello del pane). È possibile aumentare o ridurre la quantità di uova secondo la grandezza.

Su carta da forno 5X5cm formare dei cerchi con la pasta e friggere in olio, girando affinché le zeppole si gonfino uniformemente, (nel friggere il buco di mezzo si deve quasi richiudere), scolare su carta assorbente, spolverare con zucchero a velo e decorare con crema pasticcera e, se disponibile, anche crema al cioccolato, giusto un ciuffo al centro. Ecco pronte le zeppole che tradizionalmente prepariamo a Lecce per la festa del papà!”

Inviateci pure le vostre ricette tradizionale tramite il nostro formulario di contatto, saremo lieti di pubblicarle!

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La farinata di ceci

marzo 23, 2010 | Commenti disabilitati

Una ricetta ligure pervenutaci dagli antichi Saraceni.

La farinata, piatto simbolo della cucina ligure

La farinata, piatto simbolo della cucina ligure

La farinata di ceci è una specialità tipica della Liguria, in particolar modo della città di Genova, dove è stata inventata circa 2.000 anni fa.

La farinata è una torta salata molto bassa preparata con ingredienti molto semplici e poveri: farina di ceci, acqua, sale ed olio.

Per quanto riguarda le origini di questo surrogato del pane, dobbiamo andare molto indietro nel tempo, addirittura al periodo dei Greci e dei Romani, quando, i soldati usavano preparare un “intruglio” di farina di ceci ed acqua che facevano poi cuocere al sole o sul proprio scudo, per sfamarsi velocemente e con poca spesa.

Il risultato era talmente nutriente, che la ricetta sopravvisse alla caduta dell’impero Romano arrivando dritta dritta al Medioevo quando veniva mangiata accompagnata con un trito di cipolle bagnate d’aceto, o con del formaggio fresco.

Proprio legata a questo periodo è la leggenda secondo la quale si racconta che la farinata, come la conosciamo oggi, sia nata nel 1284, per una pura casualità, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia di Meloria. Al ritorno dalla battaglia, le navi genovesi si trovarono coinvolte in una tempesta ed alcuni barili d’olio e farina di ceci si rovesciarono bagnandosi d’acqua salata. A causa della scarsità di provviste, fu recuperato tutto il possibile ed ai marinai fu servito quel miscuglio di ceci ed olio che, nel tentativo di rendere meno sgradevole, fu messo ad asciugare al sole ottenendo così una specie di frittella.
Giunti a terra, i Genovesi, decisero di migliorare la ricetta di questa frittella improvvisata, cuocendo la purea che si otteneva in forno.

Il risultato era così buono che per scherno agli sconfitti, venne chiamato l’oro di Pisa. Nel quindicesimo secolo un decreto, emesso a Genova, ne disciplinava la produzione, allora chiamata “scripilita”. Molto particolari erano i locali, chiamati “Sciamadde”, in cui si poteva gustare questa specialità insieme ad un pasto tipico ed un buon bicchiere di vino.

Clienti abituali delle Sciamadde erano in particolar modo gli artisti ed i letterati, tra cui ricordiamo Fabrizio de Andrè, il quale amava frequentare queste locande.

Ingredienti e preparazione:

1 tazza di farina di ceci
1 tazza e 1/2 di acqua
1/2 cucchiaino di sale
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 cucchiaio di rosmarino fresco tritato

La farina di ceci è composta da ceci secchi tritati finissimi e quindi ne mantiene le stesse caratteristiche: dura come un muro se non la si mette in ammollo a lungo.

Mescolare acqua e farina di ceci e lasciare in ammollo per almeno 6 ore (meglio tutta la notte) girandola ogni tanto e togliendo la schiuma che si forma in superficie. Trascorso il tempo dell’ammollo aggiungere il sale, mescolare bene e versare in una teglia in cui avrete messo i 4 cucchiai d’olio. Fate uno strato alto al max mezzo centimetro, anche meno. Cospargete la superficie con il rosmarino e fate cuocere in forno a 200° fino a quando non di sarà formata una crosticina marrone chiaro.

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Un bel libro di ricette siciliane da regalare e regalarsi.

Vorremmo proporre oggi un bel libro che richiama alla mente profumi e sapori antichi, “Mamma Maria, Familienrezepte aus Sizilien” di Cettina Vicenzino.

Cettina Vicenzino

Cettina Vicenzino

Cettina Vicenzino, nata nel 1968 a Militello val di Catania, emigra all’età di quattro anni con la famiglia in Germania, dove, dopo anni di duro lavoro, apre un ristorante a Colonia.

Nel 2009 Cettina corona un suo sogno, pubblicando il libro “Mamma Maria, Familienrezepte aus Sizilien” con la casa editrice Christian Verlag. Il libro presenta le tradizionali ricette delle mamme siciliane, con l’intermezzo di episodi di vita familiari che aiutano a comprendere la difficile vita dell’emigrante italiano in Germania negli anni settanta ed ottanta, combattuto tra nostalgia e bisogno di lavoro.

Mamma Maria, Familienrezepte aus Sizilien

Mamma Maria, Familienrezepte aus Sizilien

Il libro si distingue per la bellezza delle immagine e per la suggestività della veste grafica, che riporta alla mente quelle vecchie foto di famiglia che di tanto in tanto riemergono dal fondo dei cassetti, riportando alla mente ricordi ed emozioni sfumati ma dolcissimi.

Il libro è scritto in tedesco ma parla di Italia, di Sicilia, di profumi e di sapori, di atmosfere antiche e di storie vissute in terra straniera. Maggiori informazioni sul bel Blog di Cettina Vicenzino, anch’esso pieno di belle immagini di famiglia e di Sicilia.

Ulteriori dettagli sul libro sul sito della casa editrice Christian Verlag. Consigliamo anche una bella recensione dal quotidiano “La Sicilia” del 28 ottobre 2009

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