Correre a Monaco è bello!

maggio 7, 2011 | Commenti disabilitati

Calendario, suggerimenti e siti interessanti per chi ama correre.

Podisti nell'idilliaca cornice dell'Englischen Garten

Podisti nell'idilliaca cornice dell'Englischen Garten

Con l’arrivo della primavera, inizia per gli appassionati, amatori o principianti, la stagione podistica a Monaco. Un po’ per perdere i chili di troppo messi su durante le fredde serate invernali, un po’ per godere dei tanti parchi e boschi che circondano ed abbelliscono la città, oppure per centrare finalmente obiettivi sportivi ambiziosi, i podisti si riversano sui percorsi di allenamento più classici, lungo l’Isar così come nell’Englischen Garten.

Diamo allora un’occhiata alle prossime manifestazioni ufficiali, a partire dalla Halbmarathon München che si tiene il 8 Maggio all’Olimpiapark, con partenza alle ore 10:00. Il percorso, sepur molto bello, risulta piuttosto impegnativo per via dei frequenti saliscendi sulle dolci collinette del parco, ma per chi non fosse ancora in condizione è possibile anche accontentarsi della 10Km o, giusto per partecipare, della 5Km Fun Run. Per i dettagli si rimanda al sito www.halbmarathon-muenchen.de.

Si prosegue con il classico appuntamento della Stadtlauf il 26 Giugno con partenza alle 8 per la mezza maratona ed alle 11 per la 10Km. Il percorso si dispiega attraverso l’Englischen Garten, in gran parte su sentieri sterrati ed ombrosi, sui quali il tradizionale serpentone arancione (per via della maglia ufficiale della manifestazione) si allunga fino all’angolo nord del parco, per poi rientrare in Marienplatz attraverso l’Hofgarten. Il sito ufficiale della manifestazione è ricco di ulteriori dettagli e di programmi di allenamento.

Chi lavora in azienda conosce bene la febbre da Firmenlauf, tradizionale corsa per gruppi aziendali che quest’anno si terrà il 21 Luglio sul tradizionale percorso di circa 7Km da percorrere a tutto gas. Dettagli e video sul sito ufficiale della manifestazione.

Culmine della stagione è la Maratona Internazionale di Monaco il 9 Ottobre, per la quale è necessario prepararsi con cura ed per tempo. Iscrizioni e informazioni su www.muenchenmarathon.de/

Per conoscere tutti gli avvenimenti podistici della zona consigliamo il sito Lauftreff.de, che offre un motore di ricerca con criteri di selezione basati su mese e codice postale.

E per la preparazione consigliamo l’ottimo sito di Roberto Albanesi su cui è possibile trovare tabelle e riferimenti per principianti ed atleti esperti, oppure la rivista tecnica Runner’s World, interessante lettura per gli amanti del genere.

Ed allora indossiamo le scarpette e via!

Rubrica: Vivere a Monaco - Argomenti:

#14: Festeggiare una vittoria sulla Leopoldstraße

settembre 8, 2010 | Commenti disabilitati

Un piacere forse irripetibile ma almeno una volta intensamente goduto.

Il piacere di sfilare sulla Leopoldstrasse quel 7 Luglio 2006

Il piacere di sfilare sulla Leopoldstrasse quel 7 Luglio 2006

Ci sono eventi che trascendono il loro significato originario, che abbandonano la loro dimensione, sportiva o ludica che sia, per assurgere a simbolo di una rinascita.

Ero a Monaco già da tanti anni, avevo ormai da tempo superato la fase di transizione, quel necessario adattamento a ritmi ed a gesti diversi. Non mi ero mai sentito escluso né in alcuno modo discriminato, ero solo diverso, italiano a modo mio tra i tedeschi, dove la diversità era ed è un valore positivo.

Con i miei amici avevamo visto le partite del Mondiale 2006, tutti insieme, in vari bar e locali non italiani, ci eravamo allegramente mischiati a tifosi e spettatori di altre provenienze. Il bello era che si poteva gioire, lamentarsi abbracciarsi ed intristirsi senza dover subire improperi ed intimidazioni da parte di altri gruppi, come invece avveniva in Italia allo stadio, specie in trasferta. Il gran giorno, quello della sfida calcistica con i nostri ospiti, l’avevamo vissuto in un grosso locale nella zona di Ostbahnhof, strapieno fino a scoppiare di tedeschi che volevano sbrazzarsi della fastidiosa concorrenza ed appropriarsi simbolicamente del Gardasee e degli “Spaghetti bolognese“. L’Italia del calcio invece dominava e vinceva in casa altrui ed il nostro boato riecheggiava nell’assordante silenzio degli sconfitti.

Fu quella prima passerella sulla Leopoldstraße la più bella, gelato da Gino ed abbracci con conoscenti intravisti in qualche raduno di connazionali, che sembravano quella sera amici d’infanzia. Certo, ne sarebbe seguita un’altra a breve, quella definitiva e trionfale, ma quella sera del sette Luglio 2006 accadde qualcosa di raro che a Milano non mi era mai capitato di vedere. Un’intera comunità festante sulla Leopoldstraße, irridente ed inebriata, che sfilava tra due ali di tedeschi mortificati ma inerti, quasi storditi forse, ma mai sfiorati dalla perversa tentazione di reagire con violenza. Le nostre amiche tedesche con le loro divise nazionali accettavano di dipingersi il tricolore sulle guance e partecipavano della nostra gioia, conoscere un italiano quella sera divenne improvvisamente di moda.

Capii che era qui che volevo stare, in un posto in cui perdere voleva dire congratularsi il vincitore, magari a denti stretti sì, ma senza desiderare di pestarlo, e mi sentii felice.

MERAVIGLIOSO!

Nessuno tocchi Paul!

luglio 8, 2010 | 2 Commenti

Giù i tentacoli dal polipo più competente del mondo

Il polipo Paul, grosso conoscitore di cose calcistiche

Il polipo Paul, grosso conoscitore di cose calcistiche

Lui l’aveva detto in tempi non sospetti (ipse dixit! esclamerebbe il nostro Caio Cesare Germanico). Mentre questa operosa nazione si abbandonava alle celebrazioni per la splendida vittoria conquistata, ormai solo da ratificare con delle semplici formalità burocratiche, Paul il Polipone, versione National Geografic del pendolino dello scomparso Maurizio Mosca, come una funesta Cassandra aveva ammonito tutti. Ma figuriamoci, si diceva, mosche e polipi sono animali inferiori, privi di qualunque raziocinio e di qualsivoglia capacità di discernimento, l’avesse detto un delfino, animale, quello sì, nobile e dalla vivida intelligenza, allora magari un dubbio sarebbe affiorato, ma suvvia, un polipo! Quelli sono buoni solo da mettere in pentola con la cipolla ed i pomodorini, o magari da soffriggere e condire con limone, prezzemolo ed olio, e solo se non sono duri, per questo appena pescati vanno sbattuti novantanove volte contro uno scoglio, come sanno bene i pescatori sul lungomare di Bari. Invece Paul non è stato degnato di alcuna considerazione…

Questa volta decidiamo di vedere la trionfale cavalcata dei valchiri con il nostro ormai abituale gruppo di amiche tedesche al Bavariapark, il Biergarten al lato dell’esposizione dei veicoli da trasporto del Deutsches Museum (U4/U6 fermata Schwantalerhöhe). Arriviamo verso le sette ed il luogo è già strapieno, bisogna combattere per una sediolina, per fortuna le ragazze sono lì già da due ore a difendere accanitamente i posti anche per noi, questi angeli del focolare, loro odiano intensamente il calcio per tre anni, dieci mesi e venti giorni esatti, soprattutto il sabato e la domenica sera, 1420 giorni di disprezzo intenso verso questa laida amante che ruba loro mariti e fidanzati, ma in quei quaranta meravigliosi giorni del mondiale sono pronte ad immolarsi al il dio pallone, vestali di una religione che non ammette dubbi, un enigma che nessuno è ancora riuscito a decifrare.

Il cibo è da tipico Biergarten, anzi peggio, visto che si cerca di approfittare dell’evento, decidiamo pertanto per una trota affumicata impalata e abbrustolita sui carboncini, del peso di circa mezzo chilo e dal costo di undici euro mancia inclusa. La scelta sembra felice in un primo momento, ma sarà pagata a caro prezzo durante la notte. La polpa è succosa e la pelle, seppur salata, conferisce quel tocco di rustico che non guasta. Degustiamo la pietanza cercando di non impuzzolirci troppo, dobbiamo abbracciarci e baciarci dopo ognuno dei tanti goal realizzati dagli undici Sigfrido alla conquista dell’Africa.

Partiti! E non succede assolutamente niente per tutto il primo tempo, strano… comunque bene lo stesso, “stiamo cucinando gli spagnoli a fuoco lento per poi trafiggerli nella ripresa” sentiamo dire. Noi italiani invece, in netta minoranza al nostro tavolo, ci guardiamo e pensiamo che questa Spagna è messa bene in campo, solida, esperta, gioca da tempo insieme, ha cominciato a vincere da poco e non vuole smettere ora, gran brutt’affare, ma chi glielo dice alle ragazze…

Ripartiti! E stavolta l’evidenza non può più essere nascosta, la Germania non passa la propria metà campo neanche con i rilanci del portiere, la Spagna domina in tutti i reparti, i tiri verso la porta sono forse pochini ma la pressione ed il controllo del gioco sono univoci e quasi imbarazzanti. Alla metà del tempo c’è ancora chi divide il tempo rimasto da giocare per i goal che si è sicuri da giorni di realizzare e vien fuori una media da playstation. E quando un catalano capellone decide che è ora di farla finita, nell’assordante silenzio solo una voce si alza distinta “Ma vieeeeniiii” e… upppssss… proprio dal nostro tavolo, creando non poco imbarazzo, tra occhiatacce di fuoco e volti mortificati. Finisce così, neanche una vuvuzela che barrisce contenta, il kit della tifosa perfetta, dotato del necessario per marchiarsi dei colori nazionali in ogni possibile forma, viene tristemente abbandonato sul tavolo, ci si reca mesti verso la Ubahn senza tanta voglia di parlare in alcuni, con tanta, tantissima voglia di parlarne a iosa e senza freni in altri.

Nella Ubahn si alza un coro che duro lo spazio di un battito di ciglia, spento da sguardi di compatimento, mentre tiene già banco il tema che occuperà i prossimi anni, ossia: “Chissà come e dove festeggeremo tra quattro anni (non se festeggieremo, solo come e dove il tutto accadrà) quando la Germania vincerà il prossimo mondiale!”. Certo ora toccherà proprio cambiare la canzoncina, quella che faceva “vierundfünfzig, vierundachtzig, trallallero trallallà“, perchè zweitausendvierzehn proprio non ci stà, suona orrendamente cacofonico, al limite ci lasciamo un bel trallallero trallallà che non passa mai di moda e ci possiamo campare un altro mezzo secolo.

Rubrica: Tempo Libero - Argomenti: ,

Il tango è finito, prosit!

luglio 4, 2010 | Commenti disabilitati

La cronaca di Germania-Argentina vissuta alla Bürgefest di Unterhaching

Lacrime argentine, il tango è finito

Lacrime argentine, il tango è finito

C’è voluto un po’ per digerire il goulasch slovacco, troppo pesante per un giovedì pomeriggio d’inizio estate, ma siamo tornati a guardare quei ragazzotti in pantaloncini che sgambettano arzilli sui prati africani. Ieri giocavano i nostri ospiti, quelli che da qualche giorno in ufficio ironizzano, quelli che adesso si prendono le rivincite del polpettone mai digerito di quattro anni fa.

Dall’altra parte gli scugnizzi del Tango, fantasiosi talenti affiancati da mastini ringhianti, amabili e gioviali fuori dal campo, cattivi quando c’è da difendere l’orgoglio di una giovane nazione, rinata sulle ceneri di una brutale dittatura, sopravvissuta ad una catastrofe finanziaria generata chissà dove, che ha colpito tutti quelli che non si potevano difendere.

Sappiamo che adesso è arrivato il momento di schierarsi, non si può assistere all’evento come se fosse un film un po’ noioso in cui si sa già che l’assassino viene scoperto e assicurato alla giustizia. C’è da fare una scelta di campo, gufare ed eventualmente poi rosicare o blandire la folla che ci circonda lasciandosi dipingere dai colori oro rosso nero. Privilegiare la nazione che ci ospita e che ha costruito sull’integrazione, anche la nostra, la sua recente fortuna, o farsi conquistare dai sogni di Patagonia, dalle notti milonguere di Buenos Aires, dalle radici di questo popolo che per la metà discende da nostri connazionali faticosamente emigrati un secolo fa.

Si decide in larga parte per il lato latino, per quei lontani cugini che potrebbero ridarci la serenità negli ultimi giorni smarrita. Ci si ritrova nel tendone della Bürgerfest di Unterhaching, versione popolare e quasi paesana, ma per questo autenticamente geniuna, dell’ormai immonda fiera delle ubriachezze che si celebra ogni anno a fine settembre. L’atmosfera è molto distesa e allegra, bambini e ragazzine sono festosamente addobbato da corolle di fiori con i colori nazionali, cappelli dalle più svariate fogge, tutti con l’immancabile maglia di nylon bianca con tre strisce nere sulle maniche, per la gioia del colosso del’industria che quelle magliette fabbrica, per loro sì che il mondiale è già vinto.

Si parte e si capisce subito che il giro di tango finirà presto e male, molto male. Il caldo è intenso, la tenda fa da cappa e i forni che arrostiscono polletti a ciclo continuo non aiutano. Il primo boato ci sorprende che ancora leggiamo in menù, azione per lo più oziosa essendo le pietanze rigorosamente limitate alla tradizione. I prezzi però tengono il passo con i tempi e continuano la loro implacabile ascesa.

Mentre ammiriamo come questa gente di paese sappia gioire con intensità e moderazione, scopriamo una famiglia con magliette bianche e celesti al centro del tendone attorniata da festanti commensali. È per questo che ci piace stare qui, si può essere “altro” senza dover essere sopraffatti.

Il mezzo pollo nel frattempo è sul nostro tavolo, succoso e aromatizzato con quel po’ di prezzemolo e la pelle saporita, un privilegio che ci condediamo di rado ma che vogliamo apprezzare fino in fondo. I mastodontici caraffoni di birra per oggi non li vedremo, troppo caldo, troppo lunga ancora la serata per lasciarsi strocare dall’alcool. Assaporiamo invece una delle più pregevoli invenzioni di questo laborioso popolo, la Spezi che prima di venire qui non avevamo mai neppure immaginato potesse esistere, banale ma riuscito miscuglio di aranciata e cola, e poi dicono che i tedeschi non hanno fantasia.

Il finale del primo tempo e l’inizio del secondo lasciano sperare che il tango si trasformi in una milonga, la sua variante più rapida e complessa, ma così non è, troppo lenti e quasi svogliati l’uni, troppo affamati e concentrati gli altri, un aggregato di talenti mal sistemati e neanche tanto in forma contro un blocco che si muove come un ingranaggio. Un ometto tarchiato, baffuto e ingioiellato piange nel suo abito di un’eleganza sfrontata e per questo poco elegante, ma è un uomo anche lui e non è bello indugiare sulle sue lacrime e deridere la sua amarezza, per quanto arrogante e borioso sia stato in passato. I fischi e le sprezzanti risate davanti al suo volto gonfio e stravolto non vi fanno onore, amici di casa, lui a suo modo è stato qualcuno.

Si finisce in disfatta, anche stavolta bisognerà trovare le solite battutine di difesa agrodolci, domani in uficio ci sarà aria di trionfo, questo composto e operoso popolo gioisce e festeggia prima della fine, così se va bene si è festeggiato per un mese, se va male almeno un po’ si è festeggiato e pazienza, cambieremo di nuovo la strofetta della canzone, dopo 2006 e 2010 ci sarà 2014, che non suona neanche bene ma che importa.

Paghiamo 7,70 euro per il pollo, 3,30 per la spezi e un po’ di mancia va lasciata, è il pedaggio che bisogna pagare ai vincitori. Siamo stati però bene, quasi quasi la prossima volta teniamo per loro, anche se dall’altra parte ci sarà di certo una squadra latina, o forse no, siamo assetati di rivincite e per questo almeno per oggi rosichiamo.

Rubrica: Il Buongustaio,Tempo Libero - Argomenti: ,

Un pomeriggio al Bavarese

giugno 21, 2010 | Commenti disabilitati

Altra partita, altro locale, come è andata contro la Nuova Zelanda

Iaquinta in gol in Italia Nuova Zelanda

E adesso... vuvuzelami il naso!

E ci risiamo, si gioca, stavolta in una pigra domenica pomeriggio, immancabilmente incolore ed uggiosa come in una vecchia canzone di Battisti. Si decide di cambiare posto, un po’ per scaramanzia, un po’ per le rimostranze dei non fumatori che sabato hanno patito parecchio. Il problema è che al coperto di posti in cui si può godere delle colorite esibizioni del duo caressabergomi ce ne sono pochissimi. Qualcuno propone un posto del tutto nuovo, il Bavarese (Ehrengutstraße 15) www.bavarese.net dal nome che lascia sperare in un equilibrato misto tra italianità e atmosfera locale. Una veloce occhiata alla pagina in rete, amatoriale ma con un certo nonsocché di casereccio che alla fine convince, e ci si ritrova lì alle tre e mezza.

Ad una prima occhiata il locale si presenta come una antica taverna in stile popolano, di quelle in cui ci si riunisce nei paesi per un bicchiere di vino da sorseggiare in bicchieri tozzi e scheggiati o alla domenica per una buona polenta con ragù. Il maxi-schermo c’è ma è collegato alla rete tedesca, per oggi il duo caressabergomi ce lo siamo giocato, pazienza. Ci sediamo nell’angolo angolo, siamo una decina abbondante e qualcuno vedrà la partita da un angolazione sfavorevole ma senza lamentarsi più di tanto. Neanche il tempo di salutarci e all’insaputa di tutti, quasi approfittando vilmente della nostra disattezione, presi come siamo dal come stai? e dal che ci beviamo?, che quelli sono in vantaggio. Il capitano ha steccato di brutto, una roba così neanche sul campetto della parrocchia, quelli che se cadi ti sbucci le ginocchia e mo’ la mamma chi la sente. La fiducia non vacilla ma certo adesso bisogna stare accorti.

Il menù offre pizze e piatti di pasta, in particolare i piatti del giorno sono ispirati alle squadre in campo oggi. L’Italia è rappresentata da un risotto ai funghi, per la Slovacchia si propone un goulasch e per il Brasile si offre un piatto di carne con riso e fagioli scuri. Mentre la maggioranza di noi opta per le pizze, in fondo siamo solo nel primo pomeriggio, il vostro commentatore si avventura alla riscoperta cucina carioca, sperando in una sontusa feijoada, di quelle che in gioventù abbiamo gustato in un ristorantino di Ipanema, cavolo che nostalgia quei giorni…

La squadra fatica a portare la palla in avanti, una strattonata generosamente valutata offre la possibità di rimettere tutto sul binario giusto. Il calabrese all’uopo designato inizialmente non convince, ma lui è uomo di cuore fegato e polmoni e non tradisce, ora siamo tutti più rilassati. Nel frattempo le pizze sono arrivate, non convincono del tutto, ma i piatti che si vedono passare, insalate, primi e secondi sono più invitanti. La pietanza brasiliana è lontana dal ricordo che ne avevamo, ma la carne è succosa e la striminzita sufficienza è strappata.

Nell’intervallo spunta un volantino che reclamizza i nuovi corsi di salsa al Circulo (Rosenheimer Straße 139) www.circulo.de, per la gioa delle ragazze e nell’irritazione dei ragazzi che oppongono una resistenza dal timido all’irremovibile. Alla fine si rimanda ma non è detto che non si faccia, magari solo come ora di prova al sabato sera, magari solo una volta per tenere contente loro.

Secondo tempo, più movimento e comunque cresce l’inquietudine tra di noi, viviamo una sorta di ineluttabile sterilità che ci portiamo con fastidio fino alla fine. Il capitano, quattro anni orsono invalicabile come Leonida alle Termopili, si fa saltare come un pivellino nel finale e rischiamo anche di disperdere l’esiguo patrimonio di sarcasmo che abbiamo esercitato in ufficio venerdì. Alla fine è tutto ancora possibile, anche nell’82 e pure in America era cominciata male, ci piace trovarci in una fossa da cui risalire, siamo fatti così. Paghiamo, circa 15 euro per le pizze e la birra, fino a 18 euro il piatto di carne riso e fagioni scuri, il Brasile è lontano e il Sudafrica pure.

Rubrica: Tempo Libero - Argomenti: ,

Italia Paraguay, una serata tra di noi

giugno 15, 2010 | Commenti disabilitati

Cronaca di una serata tra italiani a Monaco

Il Vuvuzela, spaccatimpani e tritanervi, anche in versione tricolore

Il Vuvuzela, spaccatimpani e tritanervi, anche in versione tricolore

Alla fine il giorno è arrivato. Come quattro anni fa ricomincia il rito dei Biergarter, delle cene davanti al maxi-schermo, dei grupponi di amici italiani con qualche presenza esotica che in ossequio al Belpaese si aggrega… “eh certo, da voi sì che si mangia bene, e poi con quel Gardasee…”.

Dopo un rapido giro di mail nel pomeriggio, si decide per il Bar Italia, un locale nella zona di Rosenheimerplatz, uno dei pochi posti al coperto dotato di uno schermo (anzi due) degno di questo nome. Certo, non è proprio il massimo della raffinatezza ed è pure pieno di fumo, ma vuoi guardare a questi dettagli? Il gestore, Sandro, un foggiano trapiantato da anni da queste parti, lo conosciamo bene. Tra questi tavoli abbiamo passato innumerevoli serate di mercoledì e di sabato a dibattere su scudetti revocati e delpieri titolari inamovibili.

Decidiamo di arrivare prima possibile, si rischia di restare in piedi o peggio di dover correre altrove. La prima a giungere è Alex, la nostra amica tedesca votata alla causa italica, che riesce a prendere un tavolo in una ottima posizione. Quando la vediamo placidamente seduta e sorridente, con la sua magliettina azzurra con tanto di scudetto tricolore (le stelle sono però solo tre) ci tranquilliziamo, la partita si vedrà.

L’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Come nelle migliori tradizioni meridionali, qui gli ospiti abituali vengono identificati da un colorito soprannome che campeggia nel registro delle ordinazioni. E stasera ci sono proprio tutti, Pompidou, Tarzan, Palermo, Reggiocalabbria… noi siamo il tavolo Juve, con buona pace dei due interisti, peraltro ignari della circostanza, che siedono tra noi. Ordiniamo pizze, paste e tante birre, qui si mangia bene e i sapori sono caserecci. Intanto… partiti! Chissà se ci sarà tra un mese un’altra nottata di luglio sulla Ludwigstraße

Le pizze arrivano presto, quella con prosciutto di parma rucola e grana è una bontà, anche il piatto di tagliatelle alle polpette si presenta bene, è abbondante, si direbbe quasi generoso. E quasi in sordina, senza dare nell’occhio, quelli segnano… “ma chi ha sbagliato? È stato quello lì… è meglio che se vada a Dubai, e di corsa pure!”. L’atmosfera si fa un po’ tesa, in effetti domani in ufficio sarebbe meglio andarci con qualcosa in mano, sappiamo di essere attesi al varco da quelli che non l’hanno mai digerita, e che anche stavolta sono partiti da panzer, come sempre, e come sempre a rischio di finire la benzina sul più bello…

Il primo tempo è finito, il locale si è nel frattempo riempito di fumo, ci saranno un centinaio di persone, decidiamo di uscire a prendere una boccata d’aria. Giusto il tempo di aggiornarsi su cosa fa tizio… e ti ricordi di caio, sì adesso lavora pure lui, la crisi morde meno ma attenti a non restare troppo fuori dal giro.

Ripresa, non cambia granchè, solo il portierone non c’è più, ma dove gioca ‘sto Marchetti? Dopo poco entra pure l’oriundo argentino, quello può fare la differenza o irritare all’estremo, la pressione sale, le critiche si fanno pungenti, si rivedono le antiche fazioni, quelli che non aspettavano altro per prendersela con gli juventini, anche quelli appena comprati… “bel bidone vi siete presi, complimenti!”

Ci pensa un romano barbuto a rimettere tutto a posto, vabbè domani in ufficio al caffè ce la possiamo cavare, in fondo questi qui avevano battuto Brasile e Argentina, e la prima partita, si sa è sempre delicata…

Finisce così, arriva il conto, 15 euro per una pizza e due birre ci può stare, è stata tutto sommato una bella serata, magari ci si ritrova anche domenica, lì dovrebbe essere tutto più facile, e con un po’ di sole ci si sistema all’aperto, e poi quello che conta è l’ultimo giorno… quello della Ludwigstraße!

Rubrica: Tempo Libero - Argomenti: ,

Comincia l’avventura

giugno 14, 2010 | Commenti disabilitati

Suggerimenti per vedere la partita in caso di pioggia

Ripartiamo da qui, riassunto dei gol del 2006

Oggi comincia il mondiale della squadra italiana e, come quattro anni fa, ci si ritrova tutti insieme a guardare cosa succede, o a casa di amici o, meglio ancora, nei tanti Biergarten con maxi-schermo che i locali di Monaco mettono a disposizione. Quando il tempo è bello e consente la visione all’aperto c’è solo l’imbarazo della scelta. Ma dove andare il caso di pioggia? Le previsioni per la serata annunciano tempo incerto per cui, se non si vuol correre il rischio di bagnarsi, si può scegliere uno dei locali con maxi-schermo interno. In realtà non sono tantissimi, specie quelli gestiti da italiani.

Vogliamo suggerirvi due opzioni situate a poche centinaia di metri l’una dall’altra nella zona tra Rosenheimer Platz ed Ostbahnhof, in modo da poter provare a trovar posto in uno piuttosto che nell’altro locale senza dover attraversare la città all’ultimo momento.

Il Bar Italia, al numero 10 della Lothringerstraße (tel. 089 44 43 99 13), gestito da Sandro, foggiano DOC, offre due maxi-schermi interni ed uno spazio in grado di contenere tranquillamente cento persone. Gli ospiti sono in larghissima maggioranza italiani emigranti negli scorsi decenni, che si ritrovano piacevolmente qui per un giro a tressette tra amici. Nelle serate di calcio internazionale, però, il locale si trasforma in un covo di tifosi appassionati ed ironici, sempre pronti a sottolineare con la battuta giusta ed irriverente le giocate dei campioni. La cucina offre piatti caserecci dal gusto autentico ed intenso, dalla pasta con le polpette alle braciole, dalla carbonara alle ottime pizze della casa, tra le migliori della città. Il Bar Italia è raggiungibile con tutte le Sbahn (fermata Rosenheimer Platz). Si consiglia di telefonare in anticipo per provare a riservare un tavolo.

A pochi isolati di distanza troviamo il Paris Bar, nella Gravelottestraße 7 (tel. 089 44 40 96 23) a due passi da Ostbahnhof, gestito da leccesi emigrati, che mette a disposizione tre televisori nei tre angoli del locale. Lo spazio disponibile consente la visione comoda ad una cinquantina di persone, anche qui è possibile mangiare piatti caserecci, tra cui segnaliamo le diverse varianti di pasta al forno e la ottima carbonara. Ed anche qui si è assolutamente sicuro di vedere la partita circondati dal tifo amico.

Technorati Token: P2YZ6TA7GJEU

Rubrica: Tempo Libero - Argomenti: ,

Torna alla Home del Blog degli Italiani a Monaco