mar
15
Roberto Alajmo presenta: È stato il figlio
marzo 15, 2011 | 1 Commento
Nell’ambito del Festival del romanzo giallo di Monaco di Baviera.
Pubblichiamo le informazioni su un interessante evento letterario, dal sito dell’Istituto Italiano di Cultura.
“Un padre ucciso a colpi di pistola, un figlio che prontamente se ne prende la colpa, contraddizioni che la polizia non riesce a spiegarsi. Dietro ai personaggi di Alajmo, apparentemente semplici, si nascondono abissi profondi, e la loro logica, apparentemente arcaica, sconfina nel surreale. Con un’ironia feroce Alajmo descrive abilmente il mondo del precariato palermitano.
Roberto Alajmo, autore e giornalista Rai, è nato nel 1959 a Palermo, dove vive ancora oggi. Ha ricevuto il Premio Mondello e il Premio Super Vittorini. La casa editrice Hanser ha pubblicato anche Palermo è una cipolla (Laterza, 2005) / Palermo sehen und sterben (2007).”
Informazioni riguardo agli altri appuntamenti del Festival su www.krimifestival-muenchen.de
Informazioni sull’evento:
Data: martedì 29 marzo 2011, alle ore 19.
Luogo: Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8, Monaco di Baviera.
Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, Carl Hanser Verlag, Libreria ItalLibri e Krimifestival Monaco di Baviera.
Ingresso libero con prenotazione obbligatoria.
feb
28
Rassegna cinematografica: Sguardo sulla Sicilia
febbraio 28, 2011 | Commenti disabilitati
Ancora grandi film italiani a Monaco di Baviera.
Nell’ambito della rassegna cinematografica “Sguardo sulla Sicilia / Sizilianische Filmwoche“, saranno presentati film di grande interesse artistico. Vi proponiamo il programma dei prossimi giorni:
* martedì 1 marzo, ore 21:00: “Rosso Malpelo” (Regia di Pasquale Scimeca, Italia 2007, 90′, OmeU)
* mercoledì 2 marzo, ore 21:00: “Sedotta e abbandonata” (Regia di Pietro Germi, Italia 1963, 120′, OmeU)
* giovedì 3 marzo, ore 19:00: “L’isola in me: in viaggio con Vincenzo Consolo” (Regia di Ludovica Tortora de Falco, Italia 2008, 75′, OmeU)
* venerdì 4 marzo, ore 21:00: “Tano da morire” (Regia di Roberta Torre, Italia 1997, 75′, OmeU)
* sabato 5 marzo, ore 21:00: “Perduto Amor” (Regia di Franco Battiato, Italia 2003, 100′, OmeU)
* domenica 6 marzo, ore 21:00: “Sicilia, prove per una tragedia siciliana” (Regia di John Turturro e Roman Paska, Italia 2009, 77′, OmeU)
Le proiezioni avranno luogo presso il Filmmuseum (St.-Jakobs-Platz 1, München), ingresso € 4,-. Organizzatori: Circolo Cento Fiori, Filmmuseum, Filmstadt München, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura ed il sostegno della Filmoteca Regionale Siciliana, di Filmitalia SpA e Cinecittà Luce.
Per maggiori informazioni si consiglia di visitare il sito web del Circolo Cento Fiori.
mag
11
La meglio sicilianità
maggio 11, 2010 | Commenti disabilitati
Baarìa di Giuseppe Tornatore in proiezione a Monaco
Il film – trionfo dello scorso festival di Venezia, Baarìa di Giuseppe Tornatore, è in proiezione in questi giorni al Theatiner Filmkunst di Monaco. Baarìa (nome siciliano di Bagheria, cittadina della provincia di Palermo) racconta settant’anni di storia italiana attraverso un’unica ambientazione, il paese natale del regista, e con protagonisti esclusivamente i suoi abitanti. A partire dal ventennio fascista, passando per il secondo conflitto mondiale, il referendum repubblicano e per i decenni di governo democristiano, tutti i grandi e piccoli cambiamenti sociali e politici del nostro paese sono raccontati e filtrati allo stesso tempo dal punto di vista della gente comune di Bagheria, ovvero contadini, allevatori, aspiranti poeti e pittori o anche semplici venditori da strada. C’è chi riuscirà a coronare i propri sogni di successo, chi vedrà invece fallite le proprie ambizioni politiche, ma da collante c’è sempre e comunque la sicilianità vibrante che ben si riflette nella storia di Peppino e Mannina, i due innamorati la cui storia viene rappresentata dall’infanzia alla vecchiaia.
Cosa dice la critica: “In questa sorta di “La meglio gioventù” alla siciliana in cui si alternano alcuni dei più noti volti (siculi, ma non solo) del panorama cinematografico e televisivo italiano, quella che sembra mancare più di tutto è una sorta di autocontrollo, una coerenza di fondo, la volontà e l’umiltà di voler raccontare una storia e non la Storia (sebbene ristretta ad un unico luogo, che però si fa simbolo di un’intera nazione); Tornatore dice di avere realizato il suo film più personale, ma è evidente in ogni aspetto (a partire dalla sontuosa confezione) che punta alto, altissimo, e sebbene in alcune sequenze i risultati siano all’altezza delle aspettative, in alcuni momenti la recitazione tradisce radici dilettantesche, il montaggio (sebbene a tratti interessantissmo) si fa discontinuo e frammentato e alcuni dialoghi decisamente poco naturali.
Di buono rimane sicuramente la ricchezza della scenografia, la potenza visiva di alcune scene, la colonna sonora del maestro Morricone e la caratterizzazione volutamente macchiettistica di alcune figure di contorno che contribuiscono a rendere la ricostruzione del paese estramente vitale e dettagliata” (Luca Liguori, 2009). Tra gli attori Francesco Scianna, Margareth Madé, Francesco Scianna, Enrico Lo Verso, Raoul Bova.
Si raccomanda di verificare orari e prezzi sul sito ufficiale del cinema:
http://www.munig.com/kino/kino_theatiner-filmkunst_muenchen.html
apr
6
Un viaggio nella Sicilia del Settecento
aprile 6, 2010 | Commenti disabilitati
Il film storico “Marianna Ucrìa”.

La locandina del film
L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco propone per la serata di martedì 13 Aprile la pellicola “Marianna Ucrìa” tratta dal romanzo storico La lunga vita di Marianna Ucrìa della scrittrice Dacia Maraini; il film, girato nel 1997 da Roberto Faenza, racconta la storia ambientata nel 1743 a Palermo, della tredicenne sordomuta Marianna, di nobile famiglia, che va in sposa al duca Pietro, anziano zio materno. Quando arriva a sedici anni, ha già partorito tre figli. Diventata giovane donna, accoglie la visita di un istruttore francese che l’avvia al linguaggio dei segni e le fa conoscere le idee filosofiche che si muovono per l’Europa. Quando il marito muore, Marianna si trova a dover gestire la propria vita e i rapporti con gli altri. Dimostra così di aver acquisito una forte personalità che le permette di governare i rapporti con la servitù e un’importante relazione sentimentale con il fratello della propria serva Fila. Ormai donna matura e consapevole, Marianna è in grado di capire il terribile segreto che le era stato nascosto: il suo mutismo è derivato dal trauma provocatole dalla violenza sessuale subita dallo zio Pietro.
Cosa dice la critica: “Uno splendore: costumi, esterni dal vero e interni ricostruiti in studio da Danilo Donati che ci restituiscono una Sicilia patrizia, opulenta e insieme moralmente bacata; una fotografia di Tonino Delli Colli bella e mai tentata da vezzi; attori capaci di cogliere i dati più segreti di complese figure narrative; un personaggio, Marianna Ucrìa, di straordinaria sottigliezza reso da due interpreti di diversa esperienza ma entrambe aderenti al ruolo: la giovanissima Eva Grieco ed Emmanuelle Laborit; un dialogo naturale pur accogliendo riflessioni di non poco conto. E il tutto messo al servizio della comprensione di una donna del ’700 che, nonostante fosse sordo muta, riuscì a sottrarsi alla schiavitù imposta alle sue compagne che, in quel periodo, non parevano avere altra possibilità che “farsi morte per non dover morire”. Il regista Roberto Faenza e il suo sceneggiatore, Sandro Petraglia, hanno lavorato con intelligenza sul romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini. (Avvenire, Francesco Bolzoni, 7/2/97)”.
“Alle prese con il Settecento siciliano, il cineasta rielabora con qualche libertà, specialmente nel finale, il romanzo: e se il messaggio – diciamo “proto-femminista“? – risulta sostanzialmente rispettato con le sottolineature d’obbligo, l’elegante messa in scena fornisce al film quella qualità spettacolare che era mancata a Sostiene Pereira. Poi uno potrebbe chiedersi perché Faenza, forte dei successi recenti, non abbia avuto il coraggio di cimentarsi con una storia originale, magari legata all’Italia dei nostri giorni, ma questo è un altro discorso. (L’Unità, Michele Anselmi, 8/2/97)”.
Si raccomanda di verificare orari e prezzi sul sito ufficiale dell’istituto di cultura italiano:
http://www.iicmonaco.esteri.it/IIC_Monaco
apr
2
Dicono di noi: il Blog degli Italiani a Monaco su La Sicilia!
aprile 2, 2010 | Commenti disabilitati
Il Blog degli Italiani a Monaco recensito sul quotidiano regionale La Sicilia.

Il Blog degli Italiani a Monaco sul quotidiano La Sicilia
Cari Lettori, vi annunciamo con soddisfazione che il nostro Blog ha ricevuto una simpatica e positiva recensione sul quotidiano regionale La Sicilia, pubblicata il 22 Marzo 2010.
Cogliamo l’occasione per ringraziare la giornalista e scrittice siciliana Giusi Vicenzino, estimatrice del nostro lavoro ed autrice dell’articolo. Questo riconoscimento ci infonde ulteriore entusiasmo per continuare sulla strada intrapresa.
In questi primi tre mesi di vita, il Blog ha totalizzato migliaia di contatti, non solo da lettori dell’area Monaco di Baviera e dintorni (circa il 60%) ma anche dall’Italia (20%) e dal resto della Germania (20%). Australia, Argentina, Sud Africa, Cina, Stati Uniti e Canada figurano tra l’altro tra le aree di provenienza dei nostri lettori.
Gli Internetnauti sbarcano sul nostro Blog per tre vie pricipali: i contatti diretti (circa 40%), ossia coloro che hanno memorizzato il link nei “favoriti” o scrivono l’indirizzo direttamente nel browser, i contatti provenienti da motori di ricerca (essenzialmente Google) che ammontano al 35% circa del totale, ed infine i contatti provenienti da siti di riferimento (circa il 25%) quali Facebook, Xing, LinkedIn, pagine di altre associazioni italiane in Baviera.
Decine di richieste inoltre ci sono giunte attraverso il nostro formulario di contatto e nuove collaborazioni sono nate tra la nostra Redazione e le associazioni italiane a Monaco.
Continuate a seguirci, a scriverci per segnalarci eventi o a mandarci i vostri articoli, saremo lieti di pubblicarli. E non dimenticate… passate parola, segnalate il nostro Blog ad amici e conoscenti in terra di Baviera ed oltre!
mar
22
Letizia Battaglia, Fotografie Siciliane dal 1976 al 2009
marzo 22, 2010 | 1 Commento
Mostra fotografica di Letizia Battaglia al Gasteig.

Letizia Battaglia, Fotografie Siciliane dal 1976 al 2009
Oggi riportiamo una iniziativa culturale di grande interesse, ecco il comunicato stampa dell’Istituto Italiano di Cultura che volentieri pubblichiamo.
“L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha il piacere di annunciare l’inaugurazione della mostra di Letizia Battaglia »Fotografie siciliane dal 1976 al 2009« che avrà luogo martedì, 23 Marzo 2010, alle ore 18.30, presso il Gasteig, Aspekte Galerie, Rosenheimer Strasse 5, a Monaco di Baviera. L’artista sarà presente.
Durata della mostra: 24 marzo – 6 giugno
Orari di apertura: lunedì – sabato, ore 10-22
Ingresso libero
Organizzano l’evento la Aspekte Galerie der Münchner Volkshochschule in collaborazione con la Stadtbibliothek di Monaco di Baviera, Komm-Bildungsbereich, l’Istituto Italiano di Cultura e il Circolo Cento Fiori e.V.
Letizia Battaglia, nata a Palermo nel 1935, ha dedicato la sua vita di fotografa, di consigliere comunale, di editrice e di attivista politica alla lotta per la giustizia e per la libertà. Nel suo impegno entusiasta la macchina fotografica diventa la sua arma e le foto risvegliano le coscienze e danno un volto alla mafia e alle sue vittime. Nel 1974 documenta l’inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto sui delitti di mafia per comunicare alle coscienze la misura di quelle atrocità. Ma Letizia Battaglia non è solo “la fotografa della mafia”. Le sue foto, spesso in un vivido e nitido bianco e nero, si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi di bambini e di donne (la Battaglia predilige i soggetti femminili), i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città contraddittoria.
»Credo che la mia vita sia iniziata proprio con la macchina fotografica«, dice Battaglia, »con questo intendo la mia libertà, la mia voce«.
Si è occupata anche di politica; nel 1979 è cofondatrice del Centro di Documentazione “Giuseppe Impastato”, è stata consigliere comunale e nel 1991 è eletta deputato, nell’XI Legislatura, all’Assemblea Regionale Siciliana.
Letizia Battaglia è stata insignita di rinomati premi internazionali. Nel 1985 riceve il W.-Eugene- Smith-Awarde, nel 2007 »la combattiva fotografa italiana per la sua opera impegnata« viene onorata del premio Dr.-Erich-Salomon dalla Deutschen Gesellschaft für Photographie.
Nel 2006, in occasione del Festival Sguardi altrove di Milano, è stato proiettato il film-documentario per la Tv svizzera di Daniela Zanzotto Battaglia – Una donna contro la mafia, a lei dedicato. Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders, Palermo Shooting.”
Per informazioni: Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8
80336 München. Tel.: +49-(0)89 / 74 63 21-28; Fax: +49-(0)89 / 74 63 21-30; e-mail: culturale.iicmonaco@esteri.it; homepage: www.iicmonaco.esteri.it
mar
19
La calabrese e le cotolette di melanzana
marzo 19, 2010 | Commenti disabilitati
Un racconto di emigrazione italiana in Germania.

Operaie in fabbrica nel secolo scorso
Pubblichiamo con estremo piacere un racconto che ci ha inviato Giusi Vicenzino, scrittrice siciliana emigrata in tenera età in Germania. Dalle sue pagine emergono racconti di vita vissuta, di emigrazione in tempi difficili quattro decenni orsono.
A quel tempo avrò avuto circa 17 anni, correva l’anno 1976. Stanca di stare a casa e guardare la vita che scorreva dalla finestra, decisi di cercarmi nuovamente un lavoro. Salii al nono piano e andai a far visita alla famiglia Necci. La madre venne ad aprire, mi fece accomodare con molta gentilezza. Le figlie stavano filando dei merletti, alla mia vista si rallegrarono, forse perchè potevano posare quell’enorme tubo conficcato di spilli che tenevano sulle gambe. Le ragazze erano uguali alla madre, alte, magrissime, due occhietti neri neri, un cespuglio nero per capelli, insomma delle scope sotto sopra. Mi offrirono della limonata e mi bersagliarono di domande, a cui non mi davano tempo di rispondere. Alla fine riuscii a chiederle se per caso dove loro lavoravano servisse qualcuno. Mi invitarono ad andarle a trovare più spesso: “Potresti imparare a filare”, mi disse la madre, la ringraziai dicendole: “Mia madre si è arresa, non riesco neanche a tenere un ago in mano, e per arrendersi lei ce ne vuole”.
La risposta per il lavoro non tardò ad arrivare, l’indomani sera mi comunicarono che potevo iniziare subito. La mattina seguente all’ora stabilita ero pronta, alle sei del mattino prendemmo il tram, poi un bus, poi un altro tram e un altro bus, un’ora e mezza di viaggio, tra nebbia e gelo. Le ragazze impiegavano tutto il tempo lavorando a maglia.
Arrivati in fabbrica mi si blocco il respiro, un odore nauseante mi venne incontro, l’istinto era di scappare, ma l’orgoglio mi fermò, mi portai una mano alla bocca e un po’ mi aiutò. Quell’odore non mi ha più lasciato per il resto della mia vita. Mi presentarono al capo reparto che a sua volta mi affido ad una ragazza calabrese. La ragazza era bellissima, due occhi verde smeraldo, dei capelli neri lucidi e setosi, un sorriso smagliante. “Non ti preoccupare, questo è lavoro per scemi e non mi sembri tanto stupida”, mi disse, e continuò: “Dobbiamo prendere le punte del lenzuolo, appoggiarli sul rullo, automaticamente il rullo girando si mangia il lenzuolo, siccome la macchina è molto affamata non dobbiamo lasciare spazio tra un lenzuolo e l’altro.”
La calabrese era molto allegra, cantava e raccontava barzellete, ma purtroppo solo in dialetto, per cui facevo finta di capirle. La fabbrica era una grande lavanderia, la maggior parte della biancheria veniva dagli ospedali, carceri, altri reparti lavoravano jeans ed altro ancora. All’ora di pranzo rividi le sorelle Necci, la stanza dove pranzavamo era arredata con tre grandi tavoli e sedie sopravvissuti all’ultima guerra. In un tavolo si sedevano operaie tedesche, in un altro delle operaie turche, e nell’ultimo, le italiane, o meglio siciliane, sarde, calabresi, napoletane. L’ora di pausa volava in fretta, gli odori dei vari cibi che ognuno si portava da casa, si confondevano sino a diventare indecifrabili. L’odore del caffè, burro e fleischwurst, che si univa a quello delle cipolle, riso, zuppe, per finire nella peperonata, frittate di patate e le cotolette di melanzane, che la calabrese si portava ogni giorno. Tutti credevano che fossero di carne, cosa che lei lasciava credere, come se si potesse permettere di mangiare carne ogni giorno.
Le macchine erano troppo vecchie e si inceppavano di continuo, la calabrese senza spegnere i motori saliva sulla macchina per sbloccarla, ormai era molto pratica, ma una volta volli salirci io, lei non voleva, ma alla fine acconsentì ma spense i motori. Ero chinata sulla ginocchia e cercavo di tirare fuori l’ammasso di lenzuola che si era formato, il capo reparto si accorse che i motori erano spenti, accorse bestemmiando e accese la macchina. Essendo chinata, la mia lunga coda era finita nel rullo che stava per farmi lo scalpo, vidi solo la ragazza che strattono l’uomo buttandolo letteralmente a terra, e spense i motori. Fra i due scoppio una lite, la calabrese gli sputò sulle scarpe e l’uomo infine se ne andò bestemmiando. Ero sconvolta, non riuscivo a muovermi, la ragazza mi strinse le mani e disse: “Ora ti racconto una barzelletta in italiano, lo sai perché Cristo si è fermato a Eboli? Perché gli rubarono i sandali, e ancora li sta cercando.”
Uscii da quel posto facendo meno rumore di quando vi entrai, fuori mi attendeva la solita aria, ma respirai. Mi avviai verso la fermata del tram, con in testa un pensiero, cosa farò domani?
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