ott
20
Letture di brani di Antonio Tabucchi
ottobre 20, 2010 | Commenti disabilitati
Letture in italiano dal libro del celebre scrittore italiano.
Annunciamo con piacere che giovedì 28 ottobre alle ore 20:00, presso la Literaturhaus, Saal 3. OG (Salvatorplatz 1, München) verranno letti dei brani del libro di racconti di Antonio Tabucchi “Die Zeit altert schnell” edito dalla Carl Hanser Verlag, ed uscito nel 2010. Sarà presente lo stesso autore di “Sostiene Pereira” e la lettura sarà in lingua italiana e tedesca.
Il libro, pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo di “Il tempo invecchia in fretta” è una raccolta di nove racconti, uno dei quali ambientato in Germania.
Organizza l’incontro l’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la Stiftung Literaturhaus München, e con la casa editrice tedesca Carl Hanser Verlag München.
Per informazioni sul libro si consiglia di consultare il sito della Carl Hanser Verlag oppure le recensioni sul sito www.ibs.it
ago
19
Un artikel sulla lingua italiana
agosto 19, 2010 | Commenti disabilitati
Il fenomeno del tedeschismo.
Ci pensavo da un po’, ci pensavo anche dopo aver visto Beningi recitare Dante qui a Monaco l’anno scorso, ci rifletto in realtà da quando vivo a Monaco…
Chi da buon italiano „emigrato“ in Germania e residente da almeno quatto o cinque anni in terra teutonica non conosce il fenomeno del tedeschismo? Sì, sì, avete letto bene, non inglesismo che oramai è una parola semi ufficiale del vocabolario italiano. Il tedeschismo, lo stesso fenomeno, riferito però all’influenza della lingua tedesca nella lingua italiana, fenomeno che, a differenza di quello messo in atto dalla lingua inglese, riguarda da vicino solo chi vive in Germania e parla il tedesco quotidianamente, al lavoro, a scuola, per lo studio. D’altro canto non va dimenticato che alcune parole tedesche sono entrate a far parte della lingua italiana già da un po’ e che gli “italiani – italiani” le usano, forse senza rendersi conto della loro vera origine (panzer, krapfen, autobahn, diesel, würstel etc.)
“Mi sono bewerbato per quel posto, speriamo non mi mandino l’absage…!
“Hai fatto l’anmeldung per il corso?”
“Di questa notizia mi froio molto…”
Questo locale è proprio gemütlich
Insomma, una vera e propria Sprachsalad, per dirla ancora una volta come i nostri vicini tedeschi, che se all’apparenza risulta divertente perché “colora” il vocabolario quotidiano, a lungo andare comporta il rischio di una “contaminazione” poco salutare, sia per la lingua straniera – le cui espressioni possono essere usate magari in contesti inadatti, sia per la lingua madre che perde a lungo andare la sua forza ed efficacia. Non è per esaltare banalmente il purismo linguistico, stile academia della crusca, ma è una semplice riflessione sul pericolo di verlernen (disimparare) la propria lingua quando si vive per lungo tempo all’estero…
Interessante sarebbe approfonidre il perchè tante parole vengano sostituite quasi automaticamente nei loro corrispondenti o quasi termini tedeschi; si sa, il tedesco è una lingua logica, precisa, stringente e puntuale e per questo molto pratica da usare. L’italiano, invece, è fatto di lunghe e melodiche perifrasi, necessita sempre di un contesto (piccolo o grande che sia), insomma, forse è l’ambiente, il ritmo di vita, forse è il modo di pensare diverso che influenzano l’uso quotidiano della lingua…
giu
7
Essere o non essere (e dunque avere)?
giugno 7, 2010 | Commenti disabilitati
Sciogliamo l’amletico dubbio sull’ausiliare dei verbi servili
Uno degli errori più comuni commessi, sia nella lingua italiana parlata, sia in quella scritta, è legato all’utilizzo dei verbi ausiliari essere ed avere nei tempi composti in associazione con i cosiddetti verbi servili (potere, volere, dovere). Si crede generalmente che sia necessario utilizzare l’ausiliare che il verbo servile richiede quando viene usato da verbo principale (“ho potuto” sembra suggerire l’uso di “ho potuto andare”, il che è invece sbagliato).
La regola è in effetti piuttosto complessa da codificare e spesso la pratica si impone sulla grammatica. Tuttavia è utile conoscere la regola stessa in modo da evitare per quanto possibile errori che possono risultare anche gravi in contesti ufficiali.
Verbi transitivi
- Quando il verbo che si accompagna al verbo servile è transitivo e viene usato senza pronomi (esempio: “io ho amato”) allora l’ausiliare è avere (esempio: “ho potuto amare”, “ho voluto amare”).
- Quando il verbo che si accompagna al verbo servile è transitivo e viene usato con un pronome (esempio: “non ci siamo amati”), allora l’ausiliare è essere (esempio: “non ci siamo voluti amare”).
Verbi intransitivi
- Quando il verbo è intransitivo ed è usato senza pronomi (esempio: “io sono andato”, “io ho parlato”), l’ausiliare richiesto è quello del verbo principale (esempio: “sono potuto andare”, “ho potuto parlare”). È proprio in questo caso che la pratica ha reso flessibile la regola, tanto che forme tipo “ho potuto andare”, seppur (e ribadiamo) grammaticalmente errate, sono comunemente accettate nella lingua parlata e l’errore quasi non viene più rilevato in contesti informali.
- Quando il verbo è intransitivo ed è usato con un pronome (esempio: “ci sono entrato”), la regola dice che l’ausiliare è essere se il pronome precede il verbo (esempio: “ci sono potuto entrare”), ma che può essere anche utilizzato il verbo avere nel caso il pronome sia postposto al verbo (esempio: “sono potuto entrarci”, “ho potuto entrarci”).
Verbi riflessivi
- Per i verbi riflessivi come “amarsi”, il verbo ausiliario è sempre essere nel caso il pronome preceda il verbo (esempio: “ci siamo potuti amare”), è sempre avere nel caso il pronome segua il verbo (esempio: “abbiamo potuto amarci”).
Verbo essere
- Per il verbo essere l’ausiliare da usare con i verbi servili (e questa può essere una sorpresa) è sempre avere: “ho potuto essere” (e non “sono potuto essere”).
Come si vede l’ausiliare naturale del verbo servile non gioca nessun ruolo nella determinazione dell’ausiliare del gruppo costituito dal verbo principale e dal verbo servile. Come regola orientativa si può pertanto dire (con le eccezioni come visto dei verbi pronominali): l’ausiliare è quello del verbo principale e non quello del verbo servile.
giu
3
Ci vediamo a Filippi!
giugno 3, 2010 | Commenti disabilitati
Le radici di una curiosa espressione della lingua italiana
Con l’espressioni “Ci vediamo a Filippi” si intende rinviare l’interlocutore (e nella fattispecie l’avversario) ad uno scontro futuro ma decisivo, una vera e propria resa dei conti. Ancora una volta, l’origine di questo curioso modo di dire affonda le radici nella storia romana.
Dopo l’assasinio di Caio Giulio Cesare, i congiurati guidati da Bruto e Cassio, giunsero allo scontro finale con le legioni guidate dai triumviri Antonio, Lepido e Ottaviano (il futuro imperatore Augusto). La battaglia si svolse appunti a Filippi, città macedone, nel 42 a.C. e terminò con la vittoria dei triumviri e con il suicidio di Bruto e di Cassio.
Nell’opera “Vite parallele” lo storico Plutarco racconta che Bruto alla vigilia della battaglia avesse visto in sogno il fantasma di Cesare che interrogato rispose: “Sono il tuo cattivo demone, Bruto, ci rivedremo a Filippi”. La scena si ritrova in una delle scene più belle della tragedia “Giulio Cesare” di Shakespeare “thou shalt see me at Philippi” (ci rivedremo a Filippi – atto IV, scena III).
mag
31
Un’estate italiana…
maggio 31, 2010 | Commenti disabilitati
Una vacanza culturale alla scoperta di Roma e di Pienza (Toscana)
Un giro in vespa, un gelato sui gradini di Piazza di Spagna, un bicchiere di buon vino seduti ai tavolini della vivacissima Campo de’ Fiori…
Oppure… passeggiate tra le strette vie di un borgo rinascimentale, il tramonto in una valle toscana, le acque termali di una piscina, sotto uno splendido panorama?
No, non state sognando a occhi aperti…
Tutto questo è solo una piccola parte delle vacanze studio organizzate per la prossima estate dall’Associazione Culturale Terra del sì di Roma.
Il blog degli italiani a Monaco propone, a tutti gli amanti della cultura e della lingua italiana, questa interessante iniziativa, un modo insolito per trascorrere le vostre vacanze italiane.
Ecco il comunicato dell’associazione:
“Terra del sì onlus è un’associazione culturale di insegnanti che vuole promuovere la conoscenza della lingua e della cultura italiana. Si rivolge a chi, per motivi di lavoro o di interesse, desideri conoscere meglio il Bel Paese.
Imparare una lingua come l’italiano significa soprattutto visitare splendide città in cui convivono passato e presente, scoprire una cucina ricca e sana, passeggiare con il gusto di prendere un caffè in piazza, visitare un museo o fare shopping.
Per la prossima estate proponiamo delle vacanze studio a Roma e a Pienza, in Toscana, dove imparare la lingua in piccoli gruppi, fare degustazioni di cibi e vini, laboratori di cucina e visite guidate, gustando l’ospitalità italiana in luoghi lontani dal turismo di massa.
Per quanto riguarda Roma si potrà scegliere tra corsi di una o due settimane (8 – 14 agosto e 15 – 21 agosto 2010).
Le lezioni sono pensate apposta per praticare l’italiano mentre si scopre una Roma piacevole e insolita. Il corso è anche una vacanza quindi si passeggia nel verde delle ville barocche, si naviga il Tevere sul corso delle antiche navi romane, ci si ferma per un cappuccino, per una pizza, per un bicchiere di buon vino…
Per chi invece preferisce esplorare gli angoli più suggestivi della Val d’Orcia, la valle più fotografata della Toscana, potrà iscriversi alla vacanza studio organizzata a Pienza, un bellissimo borgo rinascimentale in provincia di Siena, scegliendo tra una o due settimane, dal 22- 29 agosto o dal 29 agosto al 5 settembre 2010.
Si alloggerà in un una casa padronale del 1700, adibita a B&B, con uno splendido giardino interno, dove si terranno anche le lezioni. La settimana scorrerà veloce tra visite guidate, passeggiate, bagni nelle piscine termali e degustazioni dell’ottimo vino toscano locale.
Per maggiori informazioni sul programma e modalità di iscrizione vi invitiamo a visitare il sito dell’Associazione Terra del sì onlus, www.terradelsi.it e a scrivere alla mail info@terradelsi.it
Buona vacanza a tutti!
mag
21
Il carattere italico
maggio 21, 2010 | Commenti disabilitati
Perché il celebre stile tipografico viene detto italico
Chi lavora con programmi di scrittura di testi come Microsoft Word o altri dello stesso genere, ha già da tempo familiarizzato con il cosiddetto stile italico, attivabile tramite un tasto che raffigura una I inclinata. Il testo italicizzato viene rappresentato tramite caratteri inclinati verso destra. Ma da dove viene il nome “italico”?
In realtà sono storici i motivi che hanno determinato l’affermarsi di questo concetto, legato all’alba dell’era della stampa nel nostro Paese. Nel XV secolo infatti si affermò in Italia uno stile tipografico obliquo che a quanto pare serviva per rendere la stampa più compatta e, come risultato, il libro più maneggevole. La tipografia italica fu inventata nel 1501 da Aldo Manuzio, tipografo ed editore italiano attivo tra Firenze e Venezia, ed i primi caratteri vennero forgiati da Francesco da Bologna. Il primo volume stampato con tali caratteri italici fu una raccolta di satire dello scrittore latino Giovenale. Il nome completo dello stile tipografico era Aldino Italico, modellato sulla calligrafia di Poggio Bracciolini, noto al suo tempo per la sua bella e regolare scrittura.
Il carattere Aldino Italico, in seguito chiamato solo Italico, fu addirittura brevettato secondo le modalità dell’epoca, in quanto sia il senato veneziano sia il papa garantirono al Manuzio, che era forse il più conosciuto editore italiano dell’epoca, il diritto di sfruttamento della sua creazione. Da allora la fortuna ha arriso a questo prodotto di creatività italiana, di cui forse non siamo granché consapevoli, ma di certo conosciuto in tutto il mondo.
mag
18
Coram populo, casus belli, gutta cavat lapidem
maggio 18, 2010 | Commenti disabilitati
Tre locuzioni latine di uso frequente nella lingua italiana
Poiché le radici culturali e linguistiche del nostro paese e di gran parte dell’Europa centro-meridionale affondano nella cultura latina, è di grande utilità conoscere alcune espressioni latine che usate nel giusto contesto, consentono di elevare il tono della conversazione, come si addice a noi, discendenti di cotanta tradizione. Essendo il latino una lingua transnazionale, possiamo addirittura impreziosire il nostro tedesco con queste espressioni, i nostri interlocutori non potranno che apprezzare.
Come nel caso delle figure retoriche della lingua italiana, comincia con questo articolo il viaggio nell’affascinante mondo delle locuzioni latine ancora in uso nella lingua italiana.
Coram populo: tradotta con “davanti all’intero popolo“, questa espressione si usa per indicare una notizia che viene diffusa pubblicamente, davanti ad un folto pubblico di presenti, o in senso figurato, data il pasto all’opinione pubblica, proprio come i tribuni della plebe romana parlavano davanti alle folle riunite nell’età repubblicana. L’espressione ha assunto tuttavia una connotazione negativa in quanto implica una sgradita forma di divulgazione di affari riservati o una indesiderata pubblicità.
Casus belli: letteralmente la “causa della guerra“, indica il pretesto attraverso il quale una guerra viene lanciata, pretesto spesso artificiosamente precostituito. Nel linguaggio comune si utilizza questa espressione per indicare la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, l’evento, a volte perfino futile, che scatena un litigio, che tuttavia affonda le sue radici in motivazioni più antiche e profonde del pretesto medesimo.
Gutta cavat lapidem: tradotto “la goccia scava la pietra“, questa bellissima locuzione indica come la tenacia e la perseveranza portino a conseguire risultati in partenza inimmaginabili, come impensabile sarebbe che una misera goccia d’acqua possa intaccare la pietra. Come una sequenza ininterrotta di gocce, invece, possono scavare il più duro granito, così la volontà, se accompagnata dalla tenacia, può infrangere le più solide barriere.
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