set
5
Finalmente tempo per imparare il latino!
settembre 5, 2010 | Commenti disabilitati
Un simpatico ed interessante metodo per imparare la lingua dei nostri antenati.
A chi ha voglia di rinfrescare i ricordi di scuola o a chi vuole imparare i rudimenti della gloriosa lingua dei nostri antenati consigliamo un bel libro dal titolo Endlich Zeit für Latein dell’editrice Hueber.
Trovare finalmente tempo per questa bellissima lingua, morta solo per chi non ne comprende la vastità della sua eredità in tutte le lingue dell’Europa occidentale, dovrebbe essere un impegno da non tralasciare. Non solo le lingue cosiddette neolatine affondano le loro radici grammaticali e lessicali nella lingua latina, ma anche il tedesco, e ciò non sorprende. La declinazione dei nomi della lingua tedesca riflette in maniera profonda le declinazioni latine, più dell’italiano e dello spagnolo in cui solo una tenue eco rimane nella declinazione dei pronomi.
Il libro presenta scene di vita quotidiana di una famiglia germanica ospite a Roma da amici latini. I dialoghi in latino con trduzione in tedesco sono di difficoltà crescente man mano che le regole vengono presentate, e sono intervallati da semplici esercizi di grammatica con le relative soluzioni. Sorprenderà scoprire quanto del lascito dei romani resta nelle nostre tradizioni oltre che nel nostro vocabolario.
Per ulteriori informazioni si consiglia di consultare il sito dell Hueber:
www.hueber.de
giu
7
Essere o non essere (e dunque avere)?
giugno 7, 2010 | Commenti disabilitati
Sciogliamo l’amletico dubbio sull’ausiliare dei verbi servili
Uno degli errori più comuni commessi, sia nella lingua italiana parlata, sia in quella scritta, è legato all’utilizzo dei verbi ausiliari essere ed avere nei tempi composti in associazione con i cosiddetti verbi servili (potere, volere, dovere). Si crede generalmente che sia necessario utilizzare l’ausiliare che il verbo servile richiede quando viene usato da verbo principale (“ho potuto” sembra suggerire l’uso di “ho potuto andare”, il che è invece sbagliato).
La regola è in effetti piuttosto complessa da codificare e spesso la pratica si impone sulla grammatica. Tuttavia è utile conoscere la regola stessa in modo da evitare per quanto possibile errori che possono risultare anche gravi in contesti ufficiali.
Verbi transitivi
- Quando il verbo che si accompagna al verbo servile è transitivo e viene usato senza pronomi (esempio: “io ho amato”) allora l’ausiliare è avere (esempio: “ho potuto amare”, “ho voluto amare”).
- Quando il verbo che si accompagna al verbo servile è transitivo e viene usato con un pronome (esempio: “non ci siamo amati”), allora l’ausiliare è essere (esempio: “non ci siamo voluti amare”).
Verbi intransitivi
- Quando il verbo è intransitivo ed è usato senza pronomi (esempio: “io sono andato”, “io ho parlato”), l’ausiliare richiesto è quello del verbo principale (esempio: “sono potuto andare”, “ho potuto parlare”). È proprio in questo caso che la pratica ha reso flessibile la regola, tanto che forme tipo “ho potuto andare”, seppur (e ribadiamo) grammaticalmente errate, sono comunemente accettate nella lingua parlata e l’errore quasi non viene più rilevato in contesti informali.
- Quando il verbo è intransitivo ed è usato con un pronome (esempio: “ci sono entrato”), la regola dice che l’ausiliare è essere se il pronome precede il verbo (esempio: “ci sono potuto entrare”), ma che può essere anche utilizzato il verbo avere nel caso il pronome sia postposto al verbo (esempio: “sono potuto entrarci”, “ho potuto entrarci”).
Verbi riflessivi
- Per i verbi riflessivi come “amarsi”, il verbo ausiliario è sempre essere nel caso il pronome preceda il verbo (esempio: “ci siamo potuti amare”), è sempre avere nel caso il pronome segua il verbo (esempio: “abbiamo potuto amarci”).
Verbo essere
- Per il verbo essere l’ausiliare da usare con i verbi servili (e questa può essere una sorpresa) è sempre avere: “ho potuto essere” (e non “sono potuto essere”).
Come si vede l’ausiliare naturale del verbo servile non gioca nessun ruolo nella determinazione dell’ausiliare del gruppo costituito dal verbo principale e dal verbo servile. Come regola orientativa si può pertanto dire (con le eccezioni come visto dei verbi pronominali): l’ausiliare è quello del verbo principale e non quello del verbo servile.
apr
28
Anafora, pleonasmo e sincope
aprile 28, 2010 | Commenti disabilitati
Continua il nostro viaggio tra le figure retoriche della letteratura italiana
Presentiamo oggi altre tre figure retoriche della lingua italiana, il cui utilizzo è estremamente comune, seppur non sempre corretto.
Anafora: ripetizione (dal greco anaphorá) di una parola o di un gruppo di parole all’inizio di più versi o di più frasi successive. Serve a sottolineare la parola o il concetto ripetuti in posizione retoricamente forte. Esempi: “Per me si va nella città dolente, / per me si va nell’eterno dolore, / per me si va tra la perduta gente” (Dante, Inferno, III).
Pleonasmo: aggiunta di elementi superflui ad una frase già di per sé di senso compiuto, allo scopo di ottenere un’effetto di sottolineatura o di rafforzamento. Il pleonasmo è comunissimo nella lingua colloquiale, con esempi del tipo “a me mi piace”, “scendi giù”, “piano, piano”. Si noti che il primo esempio, seppur piuttosto comune, rappresenta un grave errore nella lingua ufficiale e scritta, che squalifica immediatamente chi lo commette in occasioni formali.
Sincope: caduta di un suono o di un gruppo di suoni all’interno di una parola. Un esempio aulico è “uno spirto (ossia spirito) soave e pien d’amore che va dicendo all’anima sospira!” di Dante, un esempio comunissimo è l’utilizzo di “nn” al posto di “non” negli sms degli adolescenti moderni o nel nome Gianni sincope di Giovanni.
mar
30
I cinque parametri di variazione della linguistica italiana
marzo 30, 2010 | Commenti disabilitati
Come si studiano i cambiamenti di una lingua.

Le regole di variazione della lingua spiegate in modo semplice
Spesso nei corsi di lingua, sui libri o sui giornali, si fa riferimento al cosiddetto “italiano standard”. Si tratta tuttavia di una entità astratta in quanto una lingua viene profondamente influenzata da un certo numero di fattori. La linguistica è la scienza che si occupa di studiare questi fattori in maniera sistematica.
Cinque sono in linguistica i parametri di variazione che vengono studiati, e che qui val la pena di esaminare brevemente.
Diacronia: variazione della lingua nel tempo. Il primo fattore che influenza una lingua è naturalmente l’epoca in cui le strutture grammaticali e lessicali vengono considerate. La lingua al tempo di Dante, quella al tempo del Manzoni e l’italiano dei nostri giorni sono come noto cose indubitabilmente diverse.
Diatopia: variazione della lingua a secondo della regione in cui viene parlata. Senza necessariamente deviare in un dialetto, la lingua italiana assume connotazioni tipiche in termini di accento e modalità di uso dei tempi dei verbi, frequenza di utilizzo di alcuni vocaboli, ordine degli elementi della frase, fattori questi che dipendono dalla zona geografica in considerazione. A volte persino a distanza di pochi chilometri è possibile rilevare marcate differenze linguistiche.
Diastratia: variazione della lingua a seconda dello status sociale. La nascita di gerghi giovanili è un fenomeno noto a tutti, così come l’utilizzo di espressioni limitate a gruppi tecnici all’interno per esempio di una stessa azienda. La differenza espressive tra appartenenti a ceti sociali più o meno colti ricade pienamente sotto questo parametro descrittivo.
Diafasia: variazione della lingua a seconda della situazione in cui ha luogo la comunicazione. Una comunicazione familiare informale ed una dissertazione scientifica davanti ad un pubblico qualificato sono esempi di variazione diafasica.
Diamesia: variazione della lingua a seconda del mezzo usato per trasmettere il messaggio. Come noto la lingua parlata e quella scritta possono essere notevolmente diverse. La stessa lingua scritta si diversifica pesantemente a seconda che il mezzo utilizzato sia un giornale a tiratura nazionale oppure un messaggio SMS scambiato tra studenti (circostanza che aggiunge una variazione diastratica a quella diamesica).
mar
29
Italiano si scrive maiuscolo o minuscolo?
marzo 29, 2010 | Commenti disabilitati
Facciamo chiarezza tra la regola tedesca e quella italiana.

Scopriamo tutto della regola grammaticale delle maiuscole
Come noto in tedesco tutti i sostantivi vanno scritti con la iniziale maiuscola, sia che si tratti di oggetti concreti, sia di verbi sostantivati o di entità astratte che fungono da sostantivo.
In italiano non è così. Ecco l’elenco dei casi che in italiano prevedono obbligatoriamente la scrittura con la lettera maiuscola.
Nomi propri (e cognomi) di persona: per esempio Mario Rossi.
Nomi geografici di città, regioni, nazioni, monti, fiumi, laghi: per esempio Milano, Abruzzo, Germania, Monte Bianco, Tevere, Mare Mediterraneo, Lago Maggiore. Questa è tuttavia la regola più flessibile dato che è anche possibile scrivere mar Mediterraneo, oceano Pacifico, in quanto nella fattispecie solo Mediterraneo e Pacifico risultano nomi propri.
Sigle e acronimi: per esempio USA, ONU, ACI.
Nomi di popoli: gli Italiani, i Tedeschi. Attenzione, questa norma è consigliata ma non obbligatoria, è anche possibile scrivere “gli italiani” ed “i tedeschi”, mentre è obbligatorio scrivere in minuscolo l’aggettivo corrispondente (la lingua italiana, il popolo tedesco).
Qualsiasi parola segua un punto fermo interrogativo o esclamativo.
La prima lettera del titolo di un’opera: La divina commedia, I promessi sposi. Tuttavia in alcuni (rari) casi prevale l’enfasi e ciascuna parola dell’opera viene scritta in maiuscolo (La Divina Commedia), ma di norma ciò non accade con titoli di film, canzoni o libri (La dolce vita, Nel blu dipinto di blu).
Titoli nobiliari, cariche pubbliche di persone quando a queste ci si rivolge: vostra Maestà, signor Presidente.
Il nome di Dio nei sistemi monoteisti.
La persona a cui ci si rivolge, i pronomi possissivi e personali a questa riferiti, solo nel caso in cui si usi la forma di cortesia alla terza persona singolare in una corrispondeza formale: Lei, il Suo reclamo, La informiamo, vorremmo rivolgerLe una supplica. Questo vale anche per i titoli abbreviati Sig., Cav., Prof. solo se seguiti dal nome proprio della persona.
E i nomi delle lingue? Ebbene, vanno scritti in minuscolo, ossia l’italiano ed il tedesco!
Si noti che le righe del precedente elenco cominciano sempre con una lettera maiuscola perché al finale della frase precendete è stato apposto un punto fisso. Nel caso fosse apposto un punto e virgola, la riga successiva dovrebbe iniziare con una lettera minuscola.
Per curiosità diciamo anche che il tedesco, l’italiano, l’inglese e le altre lingue europee sono bilineari, ossia prevedono l’utilizzo di caratteri scritti di dimensioni e forma differenti (basti pensare alla notevole differenza in cirillico). Il giapponese invece non prevede i caratteri maiuscoli se non per i nomi stranieri.
mar
17
Omoteleuto, onomatopea e paronomasia
marzo 17, 2010 | Commenti disabilitati
Scopriamo altre tre figure retoriche della lingua italiana.

Onomatopea, largamente usata nei fumetti per riprodurre effetti sonori
Oggi proproniamo altre tre figure retoriche della lingua italiana i cui nomi potrebbero risultare del tutto ignoti, ma che vengono utilizzate comunemente nella lingua parlata.
Omoteleuto – figura retorica simile alla rima, ma che si incontra all’interno del verso o della frase e non alla fine. La terminazione uguale o simile riguarda parole giustapposte o poste in maniera simmetrica nella frase. Un esempio del primo caso è “Sedendo e mirando interminati spazi di là da quella” (Infinito, Leopardi), in cui i due gerundi hanno uguale terminazione e non sono classificabili come rima essendo all’interno del verso. Un esempio del secondo è “Non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere”, in cui vivere e lavorare sono poste in posizione speculare all’interno della frase.
Onomatopea – formazione di una parola che imiti un suono o evochi attraverso i propri suoni ciò che significa. Esempi sono il baubau del cane, il ticchettio, il gorgogliare. Nei fumetti viene fatto larghissimo uso di onomatopee per trasformare in parole o in verbi i suoni emessi da apparecchi meccanici o animali vari.
Paronomasia – accostamento di parole dal suono simile ma dal significato opposto, che consente di mettere in risalto tramite l’assonanza la chiara contrapposizione dei termini. Questa figura domina nei proverbri e negli scioglilingua. Esempio: “Chi non risica, non rosica”, laddove risica (rischiare) e rosica (godere) pur avendo suoni simili, hanno significati del tutto distinti.
feb
1
Lernen & Genießen Italienisch
febbraio 1, 2010 | Commenti disabilitati
Un interessante ed originale corso di Italiano di base.
State cercando un regalo da fare ad un amico o ad un collega tedesco che ha delle nozioni di Italiano? In tal caso vorremmo segnalarvi un corso di Italiano di base decisamente diverso all’interno del panorama editoriale dei classici corsi di lingua, “Lernen & Genießen Italienisch. Der etwas andere Sprachkurs”, dell’autrice italo-tedesca Susanne Godon, pubblicato dalla casa editrice PONS – Ernst Klett Verlag Stuttgart.
Il libro è un vero invito alla lettura e al godimento delle immagini, attraverso le quali si scopre un’Italia affascinante e poco nota, con luoghi come i sassi di Matera, i trulli di Alberobello o il Parco Nazionale del Pollino. Per ogni stagione dell’anno vengono proposti temi come viaggiare, stile di vita, acquisti e famiglia, offrendo descrizioni su angoli particolari d’Italia o su temi particolari, quali caffè, agriturismo o tartufi. Come esempio val la pena citare la pagina della Primavera a tema “Kultur & Unterhaltung”, dedicata al Calendimaggio di Assisi, festa medievale che si tiene appunto in Primavera.
Guidati da stupende foto di angoli del nostro Paese, si ha quasi la sensazione di sfogliare una rivista. E con sorprendente naturalezza si imparano parole nuove della lingua italiana e si approfondiscono le conoscenze grammaticali di base.

Una delle colorate pagine interne del libro
In forma di stuzzichini l’autrice offre dialoghi, glossari, riquadri con consigli utili, tipo dove trovare i mercatini a Roma, e numerose spiegazioni su temi grammaticali e sulla pronuncia italiana. Alla fine di ogni stagione-capitolo c’è la possibilità di fare dei piccoli test in forma di giochi ed esercizi per verificare il livello di apprendimento raggiunto. Il corso contiene anche un CD con tutti i vocaboli ed i dialoghi da ascoltare.
Un libro insomma che trasmette l’amore e l’entusiamo per il Belpaese.
Susanne Godon è autrice di numerosi libri di grammatica italiana di base, ed ha lavorato come redattrice e traduttrice per la PONS, anche nell’ambito della redazione di vocabolari. Per maggiori informazioni è possibile contattare Susanne al seguente indirizzo email: godon.susi@t-online.de
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