feb
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#23: Scoprire la Spezi e non lasciarla più
febbraio 16, 2011 | Commenti disabilitati
Riprende il nostro personalissimo viaggio nei piccoli piaceri di Monaco e della Germania.
Non ci avevo mai pensato, strano, eppure la ricetta della pozione magica è banale e gli ingredienti facilmente reperibili, un po’ di Cola ed un po’ di Fanta… ed il gioco è fatto!
La prima volta che vidi arrivare questo bicchierone dal colore torbido, ordinato da uno dei miei nuovi colleghi di allora (ero fresco di arrivo ed ancora emozionato dall’inizio della mia nuova esistenza da emigrante, parola che una volta faceva paura e che a me invece elettrizava), pensai con una certa supponenza che l’oltraggio al gusto poteva anche non avere confini.
Certo che però mi irritava sottilmente non conoscere il gusto di questo intruglio dall’aspetto fangoso, che peraltro sembrava essere molto apprezzato. Allora decido di provare, una sera con la scusa della macchina… sai devo guidare fino a casa… la birra proprio non è il caso… e allora mi butto, voglio criticare duramente questo oltraggio al dio delle bevande, ma a ragion veduta… ed ordino: una Spezi, bitte!.
Arriva ed assaggio, pronto al peggio e fermo nel mio granitco pregiudizio, un sorso solo, breve e prudente, è asprigna ma non troppo, è molto fresca, sono colto di sorpresa, mi disseta e mi confonde, non vorrei abbandonare la mia orgogliosa posizione di arrocco ma ne sono costretto, ancora un sorso, stavolta più robusto, sono sempre più spiazzato, le mie certezze franano, tracanno ormai senza ritegno, a sorsi profondi e soddisfatti, adesso so che non mi separerò più dalla mia nuova ed inattesa compagna di fresche serate… e mi sento felice!
gen
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Milanese o Wiener Art?
gennaio 11, 2011 | Commenti disabilitati
Chi è nato prima, la cotoletta alla Milanese o lo Schnitzel?

Cotoletta Milanese alias Wiener-Schnitzel
Da secoli è in atto una disputa sull’originalità della Cotoletta alla Milanese. Secondo alcuni sarebbe stato il Feldmaresciallo austriaco Josef Radetzky ad importare nel 1857 la ricetta da Milano a Vienna. Il Kaiser Francesco Giuseppe incuriosito dai racconti di Radetzky avrebbe personalmente richiesto ai cuochi di corte di preparare la succulenta cotoletta e, conquistato dal suo sapore, l’avrebbe inserita tra i piatti preferiti della famiglia reale.
Tale versione viene però contestata dallo storico della lingua Heinz Dieter Pohl, il quale afferma che non si troverebbe traccia di tale prelibatezza nei documenti italiani dell’epoca. Sembrerebbe che siano stati i Milanesi a scoprire la Wiener Schnitzel osservando le tavolate dei soldati austriaci durante l’occupazione di quegli anni.
Ma se dai ricercatori la parola definitiva sulla controversia non è ancora arrivata, di certo il popolo dei buongustai ha già deciso: cotoletta in Padania e Schnitzel oltr’alpe!
nov
21
#21: Essere considerato indiscussa autorità al ristorante italiano
novembre 21, 2010 | Commenti disabilitati
Continua il nostro viaggio nei piccoli piaceri di un italiano a Monaco.
Mi capita a volte di andare a mangiare con i colleghi tedeschi in un bel ristorante pizzeria italiano vicino al nostro ufficio. È un simpatico momento di rilassamento che a volte si trasforma in un’autentica consacrazione delle mie (vere o presunte) competenze culinarie. Ed io ne approfitto sfacciatamente.
Entriamo e saluto i camerieri che nel frattempo ho conosciuto e che mi accolgono con calore. La sovranità con cui mi muovo nel locale amico mette i miei commensali tedeschi già lievemente a disagio.
Ci sediamo e si comincia subito con il redarguire, seppur blandamente, uno che ordina l’insalata prima della pasta. Spiego che in Italia l’ordine delle portate è rigido, quasi sacrale, e l’insalata funge da contorno e non da antipasto.
Lo vedo abbattuto e non infierisco, anche perché devo subito bacchettare uno che ha appena ricevuto il suo piatto di linguine in bianco alle vongole su cui, incurante delle più elementari regole, spande parmigiano a piene cucchiaiate. Lo erudisco dicendogli che sui piatti di pesce questo è a dir poco proibito ed il cameriere Franco di Pescara conferma con sguardo severo.
Non ho neanche finito con questo che mi tocca istruire l’altro che ha ordinato uno Schnitzel credendo di aver così recuperato un po’ di sicurezza. Gli dico che la ricetta che lui crede essere una mirabile creazione austro-bavarese è in realtà nota in tutto il mondo come cotoletta alla milanese, come mai? Non replica, e come potrebbe del resto?
Un paio di commenti sull’italica abilità congenita di mangiare gli spaghetti senza aiutarsi con il cucchiaio (e senza affettarli con il coltello) mi pone definitivamente nella categoria degli eletti, nessuno osa più ribattere.
Ci avviamo alla conclusione ma non posso fare a meno di stigmatizzare i due che ordinano un cappuccino a fine pranzo, ci sono anche qui delle precise regole temporali, perbacco!
Usciamo e ripeto il rito di saluti ai camerieri, i miei colleghi tornano in ufficio a testa bassa, non so se domani vorranno di nuovo pranzare con me, ma almeno per oggi sono felice.
MERAVIGLIOSO!
nov
10
Noch eine Mass, Fermo!
novembre 10, 2010 | Commenti disabilitati
Una festa della birra stile Oktoberfest anche nelle Marche.
Pubblichiamo volentieri questa lettera della signora Alice Tarantini sul festival della birra di Fermo, piccola versione della celebre Wiesn.
“L’Oktoberfest emigra in Italia, in un piccolo angolo delle Marche, la neonata provincia di Fermo. Grazie al gemellaggio nato nel 2006 con la città francofona di Ansbach, Fermo si è avvicinata alla cultura bavarese rimanendone di anno in anno sempre più affascinata! Numerosi sono gli eventi e le iniziative promosse dalle associazioni “amici di Ansbach” e “amici di Fermo e del Fermano” per promuovere le rispettive culture e tradizioni nelle due città, ma la tipica kermesse bavarese, riproposta ogni anno, nel secondo fine settimana di Ottobre nello splendido scenario di Piazza del Popolo rinnova ad ogni edizione l’amore dei fermani e degli italiani per la birra, il cibo e la Gemütlichkeit che si respira a Monaco.
Se è vero che gli italiani emigrati a Monaco sentono la nostalgia per il Bel Paese, è altrettanto forte il desiderio di noi italiani, amanti di Monaco, come me, di respirare e ritrovare anche per pochi giorni al mese i sapori, gli odori e la cordialità dei monacensi! Quello che si è svolto a Fermo è una piccola riproduzione dell’enorme e chiassosa manifestazione del Wiesn, allo scopo di far conoscere anche a chi non viaggia molto o non ne ha la possibilità la tradizione gastronomica e folkloristica della Bavaria.
Quello che è andata in scena dal 7 al 10 ottobre è stata una manifestazione di amicizia per i tedeschi e una dichiarazione di vero amore per la birra bavarese, i Weißwurst, i Brezel, i crauti e le belle donne in Dirndl! Alla cerimonia di apertura si è svolta la tradizionale spillatura della birra, a cui hanno partecipato i rappresentanti del Comune di Ansbach, i presidenti delle associazioni del gemellaggio Francesco Gismondi e Gunter Sgheiderer e il Sindaco di Fermo, Saturnino Di Ruscio anche lui rigorosamente vestito in giacca bavarese, portata a lui in regalo dalla delegazione tedesca. Al termine della cerimonia è stato un tripudio di boccali di birra, risate, goliardie, canzoni folk, e poco importa se la maggior parte dei cittadini fermani non conosceva la lingua; la musica, il calore e l’affetto di questi due popoli riuniti sotto lo stesso cielo hanno riempito i cuori dei nostalgici di Monaco e destato curiosità a coloro che non l’hanno mai visitata, con la voglia un giorno o l’altro chissà di farci un salto!”
nov
8
#20: La domenica colazione con Weißwurst e Senf
novembre 8, 2010 | 3 Commenti
Una splendida variante locale alla colazione nostrana.
Mi capita spesso di parlare con amici e colleghi tedeschi della per loro inspiegabile usanza di non bere mai il cappuccino oltre le undici o al massimo le dodici del mattino. Loro non capiscono perché lo sdoganare l’italianissima bevanda dal suo ambito naturale, quello della prima colazione, sia da considerarsi una specie di atto contro natura. Quando obietto che a me risulta impossibile ordinare dei Weißwurst per cena mi rispondono: “Ma è ovvio! I Weißwurst si mangiano solo a colazione!“.
Ed infatti in questi lunghi anni mi sono ben ambientato anche a questa usanza del tutto mitteleuropea, quella cioè della robusta prima colazione mattutina a base di insaccati, pane, formaggi, grassi e salse speziate. Non sempre, si intende, ma qualche volta la domenica mi incontro verso le undici con i miei amici in una Gasthaus, ristorante tipico bavarese, dove ordino con malcelata ingordigia la mia pentola di Weißwurst a mollo in acqua calda, da degustare con la bayerischen Senf, quella scura, granulosa, più dolce che piccante, ed insieme a quel meraviglioso fiocco di pane chiamato Brezen. Il tutto riccamente innaffiato nella pastosa Weißbier. E sono sole le undici di una nuvolosa domenica di autunno.
Chi lo avrebbe immaginato nei miei anni giovanili milanesi, cosa sarebbero diventati gli amati cornetti alla vaniglia ancora caldi ed i cappuccini schiumosi del laboratorio pasticceria vicino casa. Ora taglio le bianche carni, le intingo nelle brune salse, le faccio sciogliere piano sulla lingua e sono felice.
set
9
#15: Pane, burro e…
settembre 9, 2010 | Commenti disabilitati
Il piacere di cenare “freddo”
Cenare prima delle 19:00? A base di pane, burro, cetrioli e affettato? Senza l’amata pasta al pomodoro? Ma quando mai?!! Questa sarebbe stata la mia reazione alcuni anni fa.
Poi, le cose nel tempo cambiano, così come le abitudini, perché si sa, per vivere in una cultura diversa dalla propria (e non solo sopravvivere) bisogna “adattarsi”; cosa significa veramente il tanto predicato adattamento culturale? Acquisire gesti e consuetudini nuove, mettendo da parte (!) quello che pensavamo fosse consolidato da una vita e quindi anche ovvio. Comprese le nostre tanto amate abitudini di mangiare “caldo” due volte al giorno e lasciare pane e companatici all’ora della merenda o al picnic.
Ed ecco che si scopre cosí uno dei più autentici ma soprattutto pratici aspetti della vita tedesca: la sera, dopo una giornata di lavoro, invece di “spignattare”, affannarsi a preparare un piatto secondo i crismi della cucina italiana (che ammettiamolo, per noi italiani è la cucina per eccellenza!), si fa “semplicemente” il brotzeit (letteralmente: tempo del pane) o, come viene definito nel nord della Germania, l’abendbrot (il pane della sera). La preparazione è tanto semplice quanto il concetto ma racchiude comunque qualcosa di “gemütlich”, di intimo, di rilassante. Pane – rigorosamente nero, burro, wurst (il nostro affettato, e per favore non si pensi alla coppa o alla mortadella!; al massimo prosciutto cotto), pomodori, formaggio, cetrioli sott’aceto, rafano (il celebre quanto per gli stranieri misterioso Meerrettich), ravanelli, insomma „quello che c’è in casa!“ sento dire dai tedeschi.
Non ci sono regole precise, a sentire loro, nonostante ciò il brotzeit è quasi un rito che caratterizza lo stile di vita teutonico.
Provate gente… provate!
MERAVIGLIOSO!
ago
26
#12: Ordinare al ristorante bavarese per gli ospiti italiani
agosto 26, 2010 | Commenti disabilitati
Un piacere cinico e per questo intensissimo.
Ho preparato tutto da tempo, meticolosamente, ho effettuato diversi sopraluoghi sulla scena, ho provato in prima persona svariate soluzioni, sono pronto alla recita e ferocemente determinato al mio successo.
I miei ospiti da Milano sono giunti per fare da inconsapevoli comparse alla mia rappresentazione. Li ho convinti subito e facilmente a pranzare in uno delle tipiche Gasthaus locali, sono caduti nella mia trappola docili, convinti di provare una nuova emozionante esperienza, e così sarà… ma soprattutto per me.
Il momento è arrivato, entriamo nel locale, la scenografia è smaccatamente bavarese, così come serve per impressionarli. Ci accomodiamo attorno ad una tavola riccamente decorata con ogni possibile ammennicolo a tema. Si dia inizio alle danze! I miei ingenui commensali aprono timorosi i menù alieni, dai pittoreschi quanto indecifrabili caratteri gotici, tocca a me, posso entrare sul palco, comincia la recita, maledizione, indietro non si torna.
Comincio in tutta calma a tradurre la carta del giorno, non importa essere fedeli, posso barare a mio piacimento, non mi scopriranno mai. I cibi che non conosco vengono così vilmente descritti che nessuno si azzarderebbe ad provare simili intrugli… “per carità! ma come fanno a mangiare così!“. I miei spettatori vengono subdolamente indirizzati verso universi pienamente esplorati… Sauerbraten, Schnitzel, Knödel, Ente… non sono forse questi i piatti tipici?
La cameriera arriva, grassoccia e rosea, fasciata nel suo Dirndl che ne esalta le forme rubiconde, è lei la mia spalla necessaria e deve collaborare, altrimenti saranno guai, per me e per lei. Ordinare le bevande serve solo ad aprire le schermaglie, ma è solo un prologo che aiuta a fare salire la tensione, mi disimpegno sovrano ma la sfida è ancora troppo poco stimolante per un asso del mio calibro, sulle bevanda non è possibile sbagliare.
Adesso il gioco si fa duro, bisogna ordinare il cibo, tu non devi tradirmi, oh cameriera rosea e grassocia, non fare domande inutili, non opporti al mio strapotere linguistico, aspetto da troppo questo momento, attenta a te… gli occhi del pubblico sono puntati sul primattore, il riflettore si accende, è il mio momento, divo o comparsa si decide adesso e per varrà per l’eternità.
Tutto fila liscio, lei è stata brava, un piccolo momento di tensione si è subito stemperato, saranno i Rotblaukraut ad accompagnare l’anatra, poi ritira i menù e si avvia verso la cucina. È tutto finito.
Mi volto a ricevere il mio applauso, gli occhi dei miei spettatori brillano di ammirazione, le loro bocche sorridono di approvazione, uno mi dice: “ma allora ti sei davvero integrato!“. Non rispondo, non serve, un ghigno di sufficienza mi taglia la faccia, mi appoggio allo schienale della mia sedia, ed il mondo scompare, sono libero e volo, il mio petto si gonfia e decollo tronfio di boria, sono un uccello che si alza più in alto del sole, sono una boa e galleggio felice sull’oceano della mia vanità.
MERAVIGLIOSO!
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