Marco Varvello e Carl Wilhelm Macke, lotta all’ultimo stereotipo.

Faccia a faccia. Due giornalisti a confronto

Faccia a faccia. Due giornalisti a confronto

Riportiamo un comunicato dell’Istituto Italiano di Cultura che annuncia un interessante evento culturale.

“Questo dicono di noi: un giornalista tedesco e un giornalista italiano dialogano su quanto l’Italia e la Germania hanno in comune evidenziando curiosità e stereotipi. Nell’ambito del progetto “Va bene?! La Germania in italiano, Italien auf Deutsch” patrocinato dal Goethe Institut in Italia e dagli Istituti Italiani di Cultura in Germania.

Marco Varvello è corrispondente Rai a Berlino dal 2006. In passato è stato per molti anni corrispondente dagli Stati Uniti e da Londra.

Carl Wilhelm Macke è giornalista free lance (lavora principalmente in Italia), coordina il network Journalisten helfen Journalisten e.V., è membro di Libertà e Giustizia e Italia Nostra.”

Ecco i dettagli dell’evento:
Data: giovedì 7 aprile 2011 alle ore 19.
Luogo: Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8, Monaco di Baviera
Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura e Forum Italia
In collaborazione con: Goethe Institut Italia

Ancora un sottile piacere da italiani a Monaco.

La creatività italiana nell'assorbire parole tedesche non conosce confini

La creatività italiana nell'assorbire parole tedesche non conosce confini

È sera, sto per lasciare l’ufficio dopo una bella giornata di lavoro, tutto è filato liscio con i miei colleghi e con i clienti tedeschi. Vedo appena adesso che mi è arrivata una email dal gruppo italiano dal titolo: “Allora, domani scnizzelliamo??“.

Ci siamo, sta per succedere ancora, ci ritroveremo a parlare la nostra nuova lingua preferita, l’italianesco, artistica ibridazione dell’italiano con il tedesco. Posso già raccontarvi come andrà.

Arrivo e vengo accolto con un “Zervus!“. Siamo tutti già qui? No, manca ancora il Siciliano che arriva baldanzoso salutando con: “Allora Carusi, allezzeclar?“. Poi, dopo i convenevoli di rito, l’atmosfera si scioglie e ci ritroviamo a parlare di quello che: “poveraccio, è ancora arbeitelossico, si è pure parecchio bewerbato ma l’hanno sempre absagato“, o di quello che: “sie è comprato la casa dal magler ma c’ha ancora scviricaten con l’hauzmaister“. Ragazzi, fortuna tra un po’ scatta la urlaub, io già mi froio! Poi si ordina, naturalmente lo scnizzellone, innaffiato da una weissa o da una spezzi (chissà perche al femminile). Tra un prozit e l’altro si è fatto un po’ speet e c’è chi propone: “Bezaliamo?“, e si intende “getrennti” naturalmente.

Ecco, succede così a noi italiani. Ci piace far vedere che siamo ormai familiari con la nuova realtà, che l’integrazione passa dall’assorbimento della parola straniera in quello che è il nostro rassicurante bozzolo di termini gergali, e che questo per noi è già abbondantemente avvenuto, noi la lingua tedesca la… beersciamo con maestria e scioltezza!

Accetto l’invito sorridendo e sono felice.

Corso sulla gestualità a Monaco

marzo 22, 2011 | Commenti disabilitati

Un corso gratuito per i madrelingua italiana di Monaco.

Uno dei più famosi gesti italiani che tutto il mondo ci invidia

Uno dei più famosi gesti italiani che tutto il mondo ci invidia

Riportiamo un comunicato giuntoci in redazione che annuncia un interessante seminario sulla gestualità organizzato dalla Volkshochschule.

Un incontro interessante e divertente su un tema molto italiano: la gestualità. Parlare con il corpo, con le mani e, a volte, anche con i piedi, è una caratteristica tipica degli italiani, perché un gesto racconta più di mille parole.

Per saperne di più e soddisfare piccole curiosità sull’argomento, Mario Parisi (VHS Augsburg) e Maria Vicinanza Ott invitano tutti gli interessati a partecipare. Ecco i dati dell’incontro:

Venerdì 25 marzo, ore 18-20
Gasteig, Rosenheimer Str. 5
Abendkasse: 6,- €
Ingresso libero per i madrelingua
Anmeldung: 089 83 53 53
Veranstaltung KG 5130 E

Per maggiori informazioni contattare Maria Vicinanza Ott: maviott@arcor.de

#24: La Pfand, il bello del vuoto a rendere

marzo 20, 2011 | Commenti disabilitati

Continua il nostro viaggio nei piccoli piaceri quotidiani di Monaco e della Germania.

La Pfand, tra impegno ecologista ed economia domestica

La Pfand, tra impegno ecologista ed economia domestica

Trovo l’idea della Pfand (mi piace pensare che questa parola, seppur di genere neutro in tedesco, sia femminile in italiano), a dir poco commovente. Facendo leva sulla proverbiale ed innata “oculatezza” dei tedeschi e sulla loro sincera convinzione ambientalista (e qui da italiani perdiamo terreno in maniera vistosa) si è messo in piedi un sistema di riciclaggio della bottiglia e non del semplice vetro che altrove (e non solo da noi) è del tutto assente.

Ma anche noi una volta eravamo così. Ero ancora piccolo (ahimé che bei tempi) e ricordo che per le feste si comprava l’acqua, quella speciale, nella sua bella bottiglia verde (esiste persino un colore che ha preso il nome di “verde bottiglia”), che mettevamo a tavola per i palati più fini, mentre la volgare acqua del rubinetto era relegata in una brocca con ghiaccio e limone, ma senza il fascino dell’etichetta e delle bollicine.

Ho fatto anche in tempo a vedere il latte in bottiglia, ne ho uno sbiadito ricordo ma so che esisteva. I vuoti non venivano volgarmente gettati via come per il vino o lo spumante, ma riposti nella cassetta di provenienza e resi al rivenditore che restituiva gli spiccioli della cauzione. E poi cosa è successo? Siamo stati ipnotizzati dalla contro-cultura della plastica da buttar via?

Qui c’è chi per 8 centesimi si carica di bottiglie di birra e le riporta al supermercato, per un giro d’affari che può sfiorare l’euro a cassetta. Lo dico, si badi, senza ironia o intento denigratorio alcuno, in quanto il risparmio a beneficio della collettività in costi di smaltimento sarebbe già una ragione sufficiente. E per i vuoti delle bevande gassate di tutte le taglie, delle piccole da mezzo litro ai maestosi fiaschi da due litri, la ricompensa è addirittura doppia.

Anch’io sono fiero di essere parte dell’ingranaggio riciclativo, raccolgo con precisione e metodo le bottiglie di birra e delle gassose che consumo e le rendo al mio supermercato di fiducia. Per sentirmi più gratificato ho perfino trovato una birra (ottima per altro) il cui vuoto ha il valore di ben 0,25 centesimi, il che mi regala il sottile ma intenso piacere di sentirmi al contempo soddisfatto ecologista ed astuto imprenditore domestico.

#23: Scoprire la Spezi e non lasciarla più

febbraio 16, 2011 | Commenti disabilitati

Riprende il nostro personalissimo viaggio nei piccoli piaceri di Monaco e della Germania.

Travolgente mix di Cola, Fanta e bollicine

Travolgente mix di Cola, Fanta e bollicine

Non ci avevo mai pensato, strano, eppure la ricetta della pozione magica è banale e gli ingredienti facilmente reperibili, un po’ di Cola ed un po’ di Fanta… ed il gioco è fatto!

La prima volta che vidi arrivare questo bicchierone dal colore torbido, ordinato da uno dei miei nuovi colleghi di allora (ero fresco di arrivo ed ancora emozionato dall’inizio della mia nuova esistenza da emigrante, parola che una volta faceva paura e che a me invece elettrizava), pensai con una certa supponenza che l’oltraggio al gusto poteva anche non avere confini.

Certo che però mi irritava sottilmente non conoscere il gusto di questo intruglio dall’aspetto fangoso, che peraltro sembrava essere molto apprezzato. Allora decido di provare, una sera con la scusa della macchina… sai devo guidare fino a casa… la birra proprio non è il caso… e allora mi butto, voglio criticare duramente questo oltraggio al dio delle bevande, ma a ragion veduta… ed ordino: una Spezi, bitte!.

Arriva ed assaggio, pronto al peggio e fermo nel mio granitco pregiudizio, un sorso solo, breve e prudente, è asprigna ma non troppo, è molto fresca, sono colto di sorpresa, mi disseta e mi confonde, non vorrei abbandonare la mia orgogliosa posizione di arrocco ma ne sono costretto, ancora un sorso, stavolta più robusto, sono sempre più spiazzato, le mie certezze franano, tracanno ormai senza ritegno, a sorsi profondi e soddisfatti, adesso so che non mi separerò più dalla mia nuova ed inattesa compagna di fresche serate… e mi sento felice!

Einen guten Rutsch – Buon Anno

gennaio 1, 2011 | Commenti disabilitati

Usi e costumi legati alla notte di San Silvestro in Germania e in Italia: una prospettiva interculturale

Auguri di un felice 2011 agli italiani a Monaco

Auguri di un felice 2011 agli italiani a Monaco

Raclette, fonduta, Bleigießen (il Pons traduce questo termine come „tradizione di fondere il piombo per indovinare il futuro) contro – o meglio a confronto con – cotecchino e lenticchie, uva e lancio dei cocci e/o tombolata: in Germania così come in Italia si contano svariate tradizioni legate all’ultima notte dell’anno: ancora una volta si tratta della stessa festa, celebrata in modi diversi.

La cosa interessante è che i rituali della raclette e della fonduta sono molte amati in un paese come la Germania dove la tradizione del mangiare insieme durante tutto l’anno non è così sentita come per esempio in Italia. Eppure in questi giorni di festa la collettività si riunisce attorno al tavolo, condivide lo stesso grill e la stessa pentola, si scambia le posate e le portate, trascorre ore a tavola a chiaccherare; si tratta di un gruppo allargato, non solo della stretta cerchia famigliare, perché la Germania, al contrario dell’Italia, è più società che famiglia e questa caratteristica è visibile soprattutto durante le celebrazioni.

Nonostante la diversità regionale, vigono certe tradizioni che sono tutte uguali sul territorio italiano, perchè nate con l’intento primario di assicurarsi durante l’anno appena iniziato, una buona dose di fortuna e denaro (l’italiano, si sa, spera sempre molto nella prosperità personale e nella buona fortuna): è questo il caso dell’usanza di mangiare le lenticchie, di solito accompagnate da un buon cotechino o l’uva durante la notte dell’ultimo o il giorno di Capodanno.  Più ci si sposta al sud, più la tradizione si intreccia alla superstizione: spaccare a terra i cocci (piatti, bicchieri, vassoi) a mezzanotte servirebbe a scacciare tutto il male che si è accumulato nel corso dell’anno.

Anche la Germania non manca di aspetti legati alla superstizione: il gioco di predire il futuro facendo fondere un pezzetto di piombo al fuoco di una candela e cercando poi di interpretare il significato delle forme che si creano versando il piombo fuso in acqua fredda è sempre molto in voga anch tra gli adulti.

In Italia si gioca invece a tombola, simile al bingo tedesco ma molto più variopinta e tradizionale. Ogni numero ha infatti un significato (90 morto che parla, 77 gambe delle donne e così via) e ciò rende l’atmosfera ancora più giocosa e divertente.

In entrambi i paesi poi, l’arrivo del nuovo anno, si festeggia a suon di petardi e fuochi d’artificio di ogni tipo che illuminano il cielo per dare il benvenuto al nuovo anno, accompagnati da un bicchiere di spumante – in Italia rigorosamente italiano!

Rubrica: Cultura - Argomenti: ,

Una splendida variante locale alla colazione nostrana.

Weißwurst, Brezen, senape bavarese e Weißbier, la colazione perfetta?

Weißwurst, Brezen, senape bavarese e Weißbier, la colazione perfetta?

Mi capita spesso di parlare con amici e colleghi tedeschi della per loro inspiegabile usanza di non bere mai il cappuccino oltre le undici o al massimo le dodici del mattino. Loro non capiscono perché lo sdoganare l’italianissima bevanda dal suo ambito naturale, quello della prima colazione, sia da considerarsi una specie di atto contro natura. Quando obietto che a me risulta impossibile ordinare dei Weißwurst per cena mi rispondono: “Ma è ovvio! I Weißwurst si mangiano solo a colazione!“.

Ed infatti in questi lunghi anni mi sono ben ambientato anche a questa usanza del tutto mitteleuropea, quella cioè della robusta prima colazione mattutina a base di insaccati, pane, formaggi, grassi e salse speziate. Non sempre, si intende, ma qualche volta la domenica mi incontro verso le undici con i miei amici in una Gasthaus, ristorante tipico bavarese, dove ordino con malcelata ingordigia la mia pentola di Weißwurst a mollo in acqua calda, da degustare con la bayerischen Senf, quella scura, granulosa, più dolce che piccante, ed insieme a quel meraviglioso fiocco di pane chiamato Brezen. Il tutto riccamente innaffiato nella pastosa Weißbier. E sono sole le undici di una nuvolosa domenica di autunno.

Chi lo avrebbe immaginato nei miei anni giovanili milanesi, cosa sarebbero diventati gli amati cornetti alla vaniglia ancora caldi ed i cappuccini schiumosi del laboratorio pasticceria vicino casa. Ora taglio le bianche carni, le intingo nelle brune salse, le faccio sciogliere piano sulla lingua e sono felice.

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