Odi et amo

di Caio Cesare Germanico | Commenti disabilitati

Gaio Valerio Catullo e la struggente intensità del tormento amoroso.

Catullo e Lesbia in un affresco di Ercolano del I sec. a.C.

Catullo e Lesbia in un affresco di Ercolano del I sec. a.C.

Gaio Valerio Catullo, poeta latino vissuto tra l’87 a.C. ed il 57 a.C., rappresenta un elemento di chiara rottura nel panorama poetico latino del I secolo a.C. La sua tormentata relazione con Clodia, sorella di un tribuno romano, ispira gran parte della sua opera poetica, raccolta nel Liber catulliano. A Clodia sono dedicati numerosi carmi, nei quali il poeta si riferisce alla amata tramite lo pseudonimo di Lesbia, in onore della poetessa greca Saffo, vissuta nel VI secolo a.C., il cui stile Catullo ammirava profondamente.

L’amore per Clodia è passione carnale non meno che travolgimento spirituale. Il fatto che i due non fossero sposati e vivessero il loro rapporto in maniera libera costituiva un tormento per il poeta, tanto più che Clodia conduceva, a detta di Cicerone, una vita dissoluta, cosa che alimentava la gelosia di Catullo.

Nel Liber, il poeta canta l’amore trasgressivo e tormentato, lontano dagli schemi tradizionali familiari, che raggiunge vette di intensità poetiche fino ad allora sconosciute. Anche il linguaggio poetico viene profondamente trasformato adeguandosi all’intensità delle passioni, fino a precipitare nell’abisso dell’oscenità e della grossolanità.

Presentiamo qui il carme 85 del Liber catulliano, il celebre distico elegiaco “Odi et amo”, immortale espressione di struggimento per l’irrazionalità delle passioni contrastanti, l’amore per Lesbia e la rabbia per non poterla davvero avere per sè. Il verbo excrucior, in particolare, significa letteralmente essere crocifisso, a rappresentare il tormento interiore, lento, dolorosissimo ed inesorabile.

Solo chi ha amato senza essere ricambiato, chi si è tormentato nella gelosia ed ha provato la tensione interiore delle passioni contrastanti può capire, per averla vissuta, l’intensità drammatica di questi due versi:

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”

“Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e mi tormento.”


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