Lezioni di italiano per bambini italo-tedeschi in età prescolare.

Dallo scorso gennaio, nella nuovissima seda della Elki a Schwabing, sono iniziate le lezioni di italiano per bambini italo-tedeschi in età prescolare (tra i 4 e i 6 anni).

Il progetto, partito grazie all’iniziativa di alcuni genitori molto motivati, è nato proprio per stimolare l’apprendimento e l’uso attivo della lingua italiana per quei bambini che, vivendo in un contesto quasi esclusivamente tedesco (asilo, amici etc..) tendono a non sviluppare la loro seconda lingua e per consentire uno sviluppo della cultura italiana in parallelo al percorso scolastico tedesco.

In ogni lezione viene introdotto un tema nuovo legato alla quotidianità, allo scopo di permettere ai piccoli di comunicare, inizialmente, nelle situazioni più familiari. Fornendo una conoscenza di base di vocaboli d’uso comune (per es. relativi alla casa , al cibo, ai vestiti, alle attività di ogni giorno, agli animali, ai colori, al corpo, etc…) successivamente i bambini saranno stimolati a creare frasi complete e compiute.

I corsi, tenuti da docenti specializzate nell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera e seconda, che hanno maturato già esperienza lavorativa con bambini di età prescolare, sono dunque portati avanti tendendo conto delle attuali metodologie di insegnamento delle lingue, utilizzando soprattutto tecniche ludiche (giochi, drammatizzazioni, canzoni).

Questi i risultati attesi:

- uso consistente delle lingua seconda – se mi parlano in italiano, rispondo in italiano

- percezione di „normalita´“ – parlare italiano è normale e non „strano“, tanti altri bambini lo fanno

- esperienza di socializzazione con coetanei in italiano

Si inizia in piccolo……ma si progetta in grande

Questa prima esperienza per il 2011 inizia con un solo gruppo di bambini in età prescolare ma, visto le richieste,  è in procinto un secondo corso parallelo.

I corsi si svolgono tutti i sabati mattina, dalle 10.30 alle 12.30, (escluse le vacanze scolastiche) presso i nuovi locali della ELKI – Eltern- Kind- Zentrum – di Nordendstr. 53 a Monaco.

Qualora foste interessati ad iscrivere i vostri bambini potete rivolgervi a:

Roberta Morandi

roberta.morandi@mac.com

089 / 12201429

o

Sabine Wachenfeld

Eltern-Kind-Zentrum Schwabing/Maxvorstadt

Info@elki-schwabing.de

Essere o non essere (e dunque avere)?

giugno 7, 2010 | Commenti disabilitati

Sciogliamo l’amletico dubbio sull’ausiliare dei verbi servili

Essere o avere, questo è il dilemma

Essere o avere, questo è il dilemma

Uno degli errori più comuni commessi, sia nella lingua italiana parlata, sia in quella scritta, è legato all’utilizzo dei verbi ausiliari essere ed avere nei tempi composti in associazione con i cosiddetti verbi servili (potere, volere, dovere). Si crede generalmente che sia necessario utilizzare l’ausiliare che il verbo servile richiede quando viene usato da verbo principale (“ho potuto” sembra suggerire l’uso di “ho potuto andare”, il che è invece sbagliato).

La regola è in effetti piuttosto complessa da codificare e spesso la pratica si impone sulla grammatica. Tuttavia è utile conoscere la regola stessa in modo da evitare per quanto possibile errori che possono risultare anche gravi in contesti ufficiali.

Verbi transitivi
- Quando il verbo che si accompagna al verbo servile è transitivo e viene usato senza pronomi (esempio: “io ho amato”) allora l’ausiliare è avere (esempio: “ho potuto amare”, “ho voluto amare”).

- Quando il verbo che si accompagna al verbo servile è transitivo e viene usato con un pronome (esempio: “non ci siamo amati”), allora l’ausiliare è essere (esempio: “non ci siamo voluti amare”).

Verbi intransitivi
- Quando il verbo è intransitivo ed è usato senza pronomi (esempio: “io sono andato”, “io ho parlato”), l’ausiliare richiesto è quello del verbo principale (esempio: “sono potuto andare”, “ho potuto parlare”). È proprio in questo caso che la pratica ha reso flessibile la regola, tanto che forme tipo “ho potuto andare”, seppur (e ribadiamo) grammaticalmente errate, sono comunemente accettate nella lingua parlata e l’errore quasi non viene più rilevato in contesti informali.

- Quando il verbo è intransitivo ed è usato con un pronome (esempio: “ci sono entrato”), la regola dice che l’ausiliare è essere se il pronome precede il verbo (esempio: “ci sono potuto entrare”), ma che può essere anche utilizzato il verbo avere nel caso il pronome sia postposto al verbo (esempio: “sono potuto entrarci”, “ho potuto entrarci”).

Verbi riflessivi
- Per i verbi riflessivi come “amarsi”, il verbo ausiliario è sempre essere nel caso il pronome preceda il verbo (esempio: “ci siamo potuti amare”), è sempre avere nel caso il pronome segua il verbo (esempio: “abbiamo potuto amarci”).

Verbo essere
- Per il verbo essere l’ausiliare da usare con i verbi servili (e questa può essere una sorpresa) è sempre avere: “ho potuto essere” (e non “sono potuto essere”).

Come si vede l’ausiliare naturale del verbo servile non gioca nessun ruolo nella determinazione dell’ausiliare del gruppo costituito dal verbo principale e dal verbo servile. Come regola orientativa si può pertanto dire (con le eccezioni come visto dei verbi pronominali): l’ausiliare è quello del verbo principale e non quello del verbo servile.

Un’estate italiana…

maggio 31, 2010 | Commenti disabilitati

Una vacanza culturale alla scoperta di Roma e di Pienza (Toscana)

Un'estate italiana, organizza l'associazione culturale Terra del sì

Un giro in vespa, un gelato sui gradini di Piazza di Spagna, un bicchiere di buon vino seduti ai tavolini della vivacissima Campo de’ Fiori

Oppure… passeggiate tra le strette vie di un borgo rinascimentale, il tramonto in una valle toscana, le acque termali di una piscina, sotto uno splendido panorama?

No, non state sognando a occhi aperti…

Tutto questo è solo una piccola parte delle vacanze studio organizzate per la prossima estate dall’Associazione Culturale Terra del sì di Roma.

Il blog degli italiani a Monaco propone, a tutti gli amanti della cultura e della lingua italiana, questa interessante iniziativa, un modo insolito per trascorrere le vostre vacanze italiane.

Ecco il comunicato dell’associazione:

Terra del sì onlus è un’associazione culturale di insegnanti che vuole promuovere la conoscenza della lingua e della cultura italiana. Si rivolge a chi, per motivi di lavoro o di interesse, desideri conoscere meglio il Bel Paese.

Imparare una lingua come l’italiano significa soprattutto visitare splendide città in cui convivono passato e presente, scoprire una cucina ricca e sana, passeggiare con il gusto di prendere un caffè in piazza, visitare un museo o fare shopping.

Per la prossima estate proponiamo delle vacanze studio a Roma e a Pienza, in Toscana, dove imparare la lingua in piccoli gruppi, fare degustazioni di cibi e vini, laboratori di cucina e visite guidate, gustando l’ospitalità italiana in luoghi lontani dal turismo di massa.

Per quanto riguarda Roma si potrà scegliere tra corsi di una o due settimane (8 – 14 agosto e 15 – 21 agosto 2010).

Le lezioni sono pensate apposta per praticare l’italiano mentre si scopre una Roma piacevole e insolita. Il corso è anche una vacanza quindi si passeggia nel verde delle ville barocche, si naviga il Tevere sul corso delle antiche navi romane, ci si ferma per un cappuccino, per una pizza, per un bicchiere di buon vino…

Per chi invece preferisce esplorare gli angoli più suggestivi della Val d’Orcia, la valle più fotografata della Toscana, potrà iscriversi alla vacanza studio organizzata a Pienza, un bellissimo borgo rinascimentale in provincia di Siena, scegliendo tra una o due settimane, dal 22- 29 agosto o dal 29 agosto al 5 settembre 2010.

Si alloggerà in un una casa padronale del 1700, adibita a B&B, con uno splendido giardino interno, dove si terranno anche le lezioni. La settimana scorrerà veloce tra visite guidate, passeggiate, bagni nelle piscine termali e degustazioni dell’ottimo vino toscano locale.

Per maggiori informazioni sul programma e modalità di iscrizione vi invitiamo a visitare il sito dell’Associazione Terra del sì onlus, www.terradelsi.it e a scrivere alla mail info@terradelsi.it

Buona vacanza a tutti!

Scopriamo la nobile origine di alcune famose espressioni

Ritratto di Napoleone all'apice della sua potenza

Ritratto di Napoleone all'apice della sua potenza

La morte di Napoleone Bonaparte in esilio sull’isola di Sant’Elena, avvenuta il 5 Maggio 1821, impressionò profondamente Alessandro Manzoni, tanto da indurlo a scrivere di getto questa celeberrima ode, alcuni versi della quale sono passati nel linguaggio colloquiale per la loro bellezza ed efficacia.

Il Manzoni non intendeva tanto celebrare la morte di un imperatore e condottiero militare divorato dall’ambizione e dal desidario di conquista e sottomissione delle nazioni europee (tra cui anche l’Italia), quanto riflettere sulla vicenda spirituale di chi era stato la massima espressione di forza e potere della sua epoca, ed era stato ridotto alla dimensione umana dalla solitudine e dalla morte.

Alcuni versi, come detto, sono rintracciabili nel linguaggio comune, ma forse non tutti conoscono la loro provenienza. Proviamo a scoprirne alcuni, a cominciare dall’esordio dell’ode con il celebre Ei fu.

“Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.”

Continuiamo con l’altrettanto celebre Dall’Alpi alle Piramidi:

“Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;”

E come dimenticare Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza:

“Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.”

E concludiamo con il verso molto citato in vari contesti l’un contro l’altro armato:

“Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.”

Anafora, pleonasmo e sincope

aprile 28, 2010 | Commenti disabilitati

Continua il nostro viaggio tra le figure retoriche della letteratura italiana

Le fasi della retorica, allegoria del XIV secolo

Le fasi della retorica, allegoria del XIV secolo

Presentiamo oggi altre tre figure retoriche della lingua italiana, il cui utilizzo è estremamente comune, seppur non sempre corretto.

Anafora: ripetizione (dal greco anaphorá) di una parola o di un gruppo di parole all’inizio di più versi o di più frasi successive. Serve a sottolineare la parola o il concetto ripetuti in posizione retoricamente forte. Esempi: “Per me si va nella città dolente, / per me si va nell’eterno dolore, / per me si va tra la perduta gente” (Dante, Inferno, III).

Pleonasmo: aggiunta di elementi superflui ad una frase già di per sé di senso compiuto, allo scopo di ottenere un’effetto di sottolineatura o di rafforzamento. Il pleonasmo è comunissimo nella lingua colloquiale, con esempi del tipo “a me mi piace”, “scendi giù”, “piano, piano”. Si noti che il primo esempio, seppur piuttosto comune, rappresenta un grave errore nella lingua ufficiale e scritta, che squalifica immediatamente chi lo commette in occasioni formali.

Sincope: caduta di un suono o di un gruppo di suoni all’interno di una parola. Un esempio aulico è “uno spirto (ossia spirito) soave e pien d’amore che va dicendo all’anima sospira!” di Dante, un esempio comunissimo è l’utilizzo di “nn” al posto di “non” negli sms degli adolescenti moderni o nel nome Gianni sincope di Giovanni.

I cinque parametri di variazione della linguistica italiana

marzo 30, 2010 | Commenti disabilitati

Come si studiano i cambiamenti di una lingua.

Le regole di variazione della lingua spiegate in modo semplice

Le regole di variazione della lingua spiegate in modo semplice

Spesso nei corsi di lingua, sui libri o sui giornali, si fa riferimento al cosiddetto “italiano standard”. Si tratta tuttavia di una entità astratta in quanto una lingua viene profondamente influenzata da un certo numero di fattori. La linguistica è la scienza che si occupa di studiare questi fattori in maniera sistematica.

Cinque sono in linguistica i parametri di variazione che vengono studiati, e che qui val la pena di esaminare brevemente.

Diacronia: variazione della lingua nel tempo. Il primo fattore che influenza una lingua è naturalmente l’epoca in cui le strutture grammaticali e lessicali vengono considerate. La lingua al tempo di Dante, quella al tempo del Manzoni e l’italiano dei nostri giorni sono come noto cose indubitabilmente diverse.

Diatopia: variazione della lingua a secondo della regione in cui viene parlata. Senza necessariamente deviare in un dialetto, la lingua italiana assume connotazioni tipiche in termini di accento e modalità di uso dei tempi dei verbi, frequenza di utilizzo di alcuni vocaboli, ordine degli elementi della frase, fattori questi che dipendono dalla zona geografica in considerazione. A volte persino a distanza di pochi chilometri è possibile rilevare marcate differenze linguistiche.

Diastratia: variazione della lingua a seconda dello status sociale. La nascita di gerghi giovanili è un fenomeno noto a tutti, così come l’utilizzo di espressioni limitate a gruppi tecnici all’interno per esempio di una stessa azienda. La differenza espressive tra appartenenti a ceti sociali più o meno colti ricade pienamente sotto questo parametro descrittivo.

Diafasia: variazione della lingua a seconda della situazione in cui ha luogo la comunicazione. Una comunicazione familiare informale ed una dissertazione scientifica davanti ad un pubblico qualificato sono esempi di variazione diafasica.

Diamesia: variazione della lingua a seconda del mezzo usato per trasmettere il messaggio. Come noto la lingua parlata e quella scritta possono essere notevolmente diverse. La stessa lingua scritta si diversifica pesantemente a seconda che il mezzo utilizzato sia un giornale a tiratura nazionale oppure un messaggio SMS scambiato tra studenti (circostanza che aggiunge una variazione diastratica a quella diamesica).

Italiano si scrive maiuscolo o minuscolo?

marzo 29, 2010 | Commenti disabilitati

Facciamo chiarezza tra la regola tedesca e quella italiana.

Scopriamo tutto della regola grammaticale delle maiuscole

Scopriamo tutto della regola grammaticale delle maiuscole

Come noto in tedesco tutti i sostantivi vanno scritti con la iniziale maiuscola, sia che si tratti di oggetti concreti, sia di verbi sostantivati o di entità astratte che fungono da sostantivo.

In italiano non è così. Ecco l’elenco dei casi che in italiano prevedono obbligatoriamente la scrittura con la lettera maiuscola.

Nomi propri (e cognomi) di persona: per esempio Mario Rossi.

Nomi geografici di città, regioni, nazioni, monti, fiumi, laghi: per esempio Milano, Abruzzo, Germania, Monte Bianco, Tevere, Mare Mediterraneo, Lago Maggiore. Questa è tuttavia la regola più flessibile dato che è anche possibile scrivere mar Mediterraneo, oceano Pacifico, in quanto nella fattispecie solo Mediterraneo e Pacifico risultano nomi propri.

Sigle e acronimi: per esempio USA, ONU, ACI.

Nomi di popoli: gli Italiani, i Tedeschi. Attenzione, questa norma è consigliata ma non obbligatoria, è anche possibile scrivere “gli italiani” ed “i tedeschi”, mentre è obbligatorio scrivere in minuscolo l’aggettivo corrispondente (la lingua italiana, il popolo tedesco).

Qualsiasi parola segua un punto fermo interrogativo o esclamativo.

La prima lettera del titolo di un’opera: La divina commedia, I promessi sposi. Tuttavia in alcuni (rari) casi prevale l’enfasi e ciascuna parola dell’opera viene scritta in maiuscolo (La Divina Commedia), ma di norma ciò non accade con titoli di film, canzoni o libri (La dolce vita, Nel blu dipinto di blu).

Titoli nobiliari, cariche pubbliche di persone quando a queste ci si rivolge: vostra Maestà, signor Presidente.

Il nome di Dio nei sistemi monoteisti.

La persona a cui ci si rivolge, i pronomi possissivi e personali a questa riferiti, solo nel caso in cui si usi la forma di cortesia alla terza persona singolare in una corrispondeza formale: Lei, il Suo reclamo, La informiamo, vorremmo rivolgerLe una supplica. Questo vale anche per i titoli abbreviati Sig., Cav., Prof. solo se seguiti dal nome proprio della persona.

E i nomi delle lingue? Ebbene, vanno scritti in minuscolo, ossia l’italiano ed il tedesco!

Si noti che le righe del precedente elenco cominciano sempre con una lettera maiuscola perché al finale della frase precendete è stato apposto un punto fisso. Nel caso fosse apposto un punto e virgola, la riga successiva dovrebbe iniziare con una lettera minuscola.

Per curiosità diciamo anche che il tedesco, l’italiano, l’inglese e le altre lingue europee sono bilineari, ossia prevedono l’utilizzo di caratteri scritti di dimensioni e forma differenti (basti pensare alla notevole differenza in cirillico). Il giapponese invece non prevede i caratteri maiuscoli se non per i nomi stranieri.

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