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Milanese o Wiener Art?
gennaio 11, 2011 | Commenti disabilitati
Chi è nato prima, la cotoletta alla Milanese o lo Schnitzel?

Cotoletta Milanese alias Wiener-Schnitzel
Da secoli è in atto una disputa sull’originalità della Cotoletta alla Milanese. Secondo alcuni sarebbe stato il Feldmaresciallo austriaco Josef Radetzky ad importare nel 1857 la ricetta da Milano a Vienna. Il Kaiser Francesco Giuseppe incuriosito dai racconti di Radetzky avrebbe personalmente richiesto ai cuochi di corte di preparare la succulenta cotoletta e, conquistato dal suo sapore, l’avrebbe inserita tra i piatti preferiti della famiglia reale.
Tale versione viene però contestata dallo storico della lingua Heinz Dieter Pohl, il quale afferma che non si troverebbe traccia di tale prelibatezza nei documenti italiani dell’epoca. Sembrerebbe che siano stati i Milanesi a scoprire la Wiener Schnitzel osservando le tavolate dei soldati austriaci durante l’occupazione di quegli anni.
Ma se dai ricercatori la parola definitiva sulla controversia non è ancora arrivata, di certo il popolo dei buongustai ha già deciso: cotoletta in Padania e Schnitzel oltr’alpe!
nov
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La Sardegna a Monaco
novembre 23, 2010 | 1 Commento
Trattoria da Paolo
Appena entri, vieni, con molta probabilità, accolto con uno „scherzo“ del tipo „Ma non aveva prenotato per domani sera?” (quando è davvero sempre un’impresa assai ardua trovare posto dato i pochi tavoli); oppure, dopo metà serata, se cerchi la toilette, ti viene detto: “ Mi spiace, non abbiamo bagni ,deve chiedere a qualcuno che abita nel palazzo”…Insomma, il modo di fare giocoso e bonaccione di Paolo, il proprietario della trattoria, fa da cornice ideale ai suoi cibi sardi DOC, preparati con sopraffina arte gastronomica. Paolo è da più di vent’anni a Monaco ma entrare in trattoria è come sentirsi in vacanza…questo è quello che gli avventori tedeschi sostengono…e non solo, anche gli italiani “tedeschizzati” hanno l’occasione di trascorrere una serata rilassante e piacevole. Il menu è vario, primi, pesce e carne, così come la carta dei vini. Chi vuole assaggiare – nel vero senso della parola – un pezzo di Sardegna…l’indirizzo è Schmied-Kochel-Straße 6.
http://www.trattoriadapaolo.de/start.html
set
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Locali a Monaco: il Bar Centrale
settembre 4, 2010 | Commenti disabilitati
Uno dei più conosciuti e frequentati locali italiani a Monaco di Baviera.
Ieri sera abbiamo visitato il Bar Centrale (Ledererstraße 23), celebre punto di ritrovo per italiani (ma non solo), al centro di Monaco. A due passi dal celeberrimo Hofbräuhaus, il Bar Centrale è un ottimo luogo di incontro serale per bere un caffè (uno dei pochi in città fatti con la tradizionale macchina da bar nostrana) o un aperitivo magari ad inizio o a fine serata.
Il locale si compone di due aree separate da uno stretto corridoio. Nella prima, sostanzialmente di fronte all’ingresso, ci si ferma generalmente per un rapido caffè e per un aperitivo, in piedi o seduti su alti sgabelli. Per trascorrere comodamente più tempo ed eventualmente mangiare qualcosa si passa nella sala retrostante dove ci si accomoda su ampi divani o poltroncine basse. L’atmosfera qui è davvero piacevole, specie se il locale non è del tutto pieno, caso in cui sistemarsi sui divani e conversare può diventare un po’ scomodo.
Il menù offre oltre ai vari tipi di caffè e bevande fredde e calde, anche paste ed insalate a prezzi tutto sommato accettabili. Per questo chi lavora in zona può anche frequentare il Bar Centrale per la pausa pranzo.
Per maggiori informazioni si consiglia di consultare il sito web del locale:
www.bar-centrale.com
ago
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Locali di Monaco: il Cafe Tambosi
agosto 18, 2010 | Commenti disabilitati
Uno dei più celebri e caratteristici locali di origine italiana nel cuore di Monaco.
Ieri abbiamo visitato il celebre Cafe Tambosi (Odeonsplatz 18), nel cuore della città, al lato dell’Hofgarten e con splendida vista su una delle piazze più belle della città. La storia del locale e della famiglia di Luigi Tambosi che lo fondò è lunga e risale addirittura ai primi decenni del 1800.
Oggi il Cafe è uno dei locali più belli e caratteristici di Monaco di Baviera, con i posti a sedere all’esterno tutti allineati nella direzione della loggia di Odeonsplatz. Inoltre una parte dei tavoli esterni sono sistemati all’interno dell’Hofgarten con un’atmosfera in realtà più da biergarten che da locale d’epoca. La parte più bella a nostro avviso, sono i locali interni, soprattutto al piano superiore, dove ci si può accomodare su comode poltrone e divani in stile antico. L’atmosfera interna è davvero da locale storico, sembra quasi di essere proiettati indietro nel tempo di un secolo.
È disponibile anche una cucina con piatti caldi che però non abbiamo mai sperimentato. La specialità sono forse diversi tipi di caffè e cappuccini, ma è l’ambiente che rende questo posto meritevole di frequenti visite.
Per ulteriori informazioni, anche sulle numerose manifestazioni musicali legate al Cafe Tambosi, è consigliabile consultare il sito:
www.tambosi.de
ago
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Ristoranti a Monaco: il Gast
agosto 14, 2010 | Commenti disabilitati
Un suggerimento per una buona pizza in un ambiente moderno.
Ieri abbiamo visitato il Gast, ristorante al lato del teatro Gasteig a Monaco al numero 5 della Rosenheimer Straße. Il locale ha una atmosfera molto moderna e giovane, basata sul concetto della Open Kitchen, che vuol dire più o meno che si ordina in proprio al banco e si aspetta che il cuoco cucini il piatto sotto i propri occhi. Una specie di self service insomma, in cui la cucina è al centro del locale aperta agli sguardi degli ospiti.
All’ingresso viene distribuita una tessera sulla quale verranno addebitati gli importi di cibi e bevande, e con la quale si passa poi alla cassa a pagare. Ed attenzione a non perderla perché il conto potrebbe essere salato.
I tavoli sono dei banconi alti con sgabelli condivisi da commensali appartenenti anche a diverse comitive, oppure dei tavolini più piccoli e più tradizionali. Con il bel tempo si può stare all’aperto sulla terrazza, comunque coperta, perché a Monaco non si sa mai. Inoltre una zona piuttosto ampia del locale è arredata con comodi divani, una vera e propria sala adatta alla conversazione dopo la cena.
Il servizio consiste essenzialmente nel ritiro dei piatti vuoti, per le ordinazioni bisogna recarsi direttamente al banco ed ordinare al cuoco o al pizzaiolo. I piatti sono a base di pasta o di riso oppure ancora insalate. Le pizze sono particolarmente generose e saporite. Ieri abbiamo personalmente provato la gorgonzola e parma ed una crudo e rucola (8 Euro ciascuna) restandone soddisfatti.
I prezzi sono in generale modici, un piatto di pasta o una pizza ed una bevanda possono oscillare tra i dieci e i quindici euro, qualcosa in più se si assaggia il buon tiramisù della casa.
Per maggiori informazioni e per prenotare consultare il sito:
www.gast-muenchen.de
lug
15
Una ricetta…non noiosa!
luglio 15, 2010 | Commenti disabilitati
Il polpettone alla genovese
La parola polpettone nella lingua italiana ha assunto nel corso del tempo un’accezzione quasi negativa: “che brutto film/libro/spettacolo etc., un vero polpettone!” nel senso di noioso, un vero “pacco” da digerire; polpettone, effettivamente, é l’accrescitivo di polpetta, e in effetti, e’ la sua variante tutta in un pezzo! Ma il termine allude anche ad una deliziosa e antica ricetta ligure, ideale per l’estate perche’ ottima anche servita fredda. E a discapito di quanto dice la parola…digeribilissima! Ideale per tutti, grandi e bambini e vegetariani
Ingredienti per 4 persone
1 kg di patate
500 g di fagiolini
1 uovo
1 tuorlo
50 g di parmigiano grattugiato
20 g di funghi secchi
1 spicchio di aglio
pane grattugiato
qualche foglia di maggiorana fresca
50 g di burro
olio extravergine di oliva
pepe
sale
Preparazione
Ammollate i funghi secchi in acqua tiepida per circa un’ora. Scolateli tenendo l’acqua di ammollo e tritateli.
Lavate i fagiolini e privateli delle due punte quindi scottateli in acqua bollente e salata per 5 minuti dalla ripresa del bollore. Scolateli e tagliateli a tocchetti lunghi tra 1 e 2 centimetri.
Mettete in una padella un filo di olio e fate appassire l’aglio tritato senza farlo colorare. Unite i funghi e fateli cuocere per 10 minuti bagnando con poca acqua del loro ammollo filtrata attraverso un colino foderato con un tovagliolo inumidito. Aggiungete i fagiolini e fate insaporire il tutto per altri 5 minuti lasciando che l’eventuale liquido di cottura asciughi completamente.
Lessate le patate deponendole in acqua fredda e salata. Quando sono tiepide, pelatele e passatele con lo schiacciapatate. In una ciotola riunite la purea, i funghi con i fagiolini, il parmigiano e il burro. Mescolate bene e lasciate raffreddare. Aggiungete l’uovo, il tuorlo e la maggiorana. Mescolate ancora, aggiustate di sale e pepate.
Ungete una teglia da forno con olio e cospargetela di pangrattato in tutte le sue parti capovolgendola alla fine per eliminare l’eccesso. Stendete il composto nella teglia e spianatelo con cura. L’altezza deve essere di circa 3 centimetri. Spolverate la superficie con pangrattato, solcatela per il lungo con i rebbi di una forchetta e irroratela appena con un filo di olio. Infornate a 180-200 gradi per circa trenta minuti.
lug
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Il tango è finito, prosit!
luglio 4, 2010 | Commenti disabilitati
La cronaca di Germania-Argentina vissuta alla Bürgefest di Unterhaching
C’è voluto un po’ per digerire il goulasch slovacco, troppo pesante per un giovedì pomeriggio d’inizio estate, ma siamo tornati a guardare quei ragazzotti in pantaloncini che sgambettano arzilli sui prati africani. Ieri giocavano i nostri ospiti, quelli che da qualche giorno in ufficio ironizzano, quelli che adesso si prendono le rivincite del polpettone mai digerito di quattro anni fa.
Dall’altra parte gli scugnizzi del Tango, fantasiosi talenti affiancati da mastini ringhianti, amabili e gioviali fuori dal campo, cattivi quando c’è da difendere l’orgoglio di una giovane nazione, rinata sulle ceneri di una brutale dittatura, sopravvissuta ad una catastrofe finanziaria generata chissà dove, che ha colpito tutti quelli che non si potevano difendere.
Sappiamo che adesso è arrivato il momento di schierarsi, non si può assistere all’evento come se fosse un film un po’ noioso in cui si sa già che l’assassino viene scoperto e assicurato alla giustizia. C’è da fare una scelta di campo, gufare ed eventualmente poi rosicare o blandire la folla che ci circonda lasciandosi dipingere dai colori oro rosso nero. Privilegiare la nazione che ci ospita e che ha costruito sull’integrazione, anche la nostra, la sua recente fortuna, o farsi conquistare dai sogni di Patagonia, dalle notti milonguere di Buenos Aires, dalle radici di questo popolo che per la metà discende da nostri connazionali faticosamente emigrati un secolo fa.
Si decide in larga parte per il lato latino, per quei lontani cugini che potrebbero ridarci la serenità negli ultimi giorni smarrita. Ci si ritrova nel tendone della Bürgerfest di Unterhaching, versione popolare e quasi paesana, ma per questo autenticamente geniuna, dell’ormai immonda fiera delle ubriachezze che si celebra ogni anno a fine settembre. L’atmosfera è molto distesa e allegra, bambini e ragazzine sono festosamente addobbato da corolle di fiori con i colori nazionali, cappelli dalle più svariate fogge, tutti con l’immancabile maglia di nylon bianca con tre strisce nere sulle maniche, per la gioia del colosso del’industria che quelle magliette fabbrica, per loro sì che il mondiale è già vinto.
Si parte e si capisce subito che il giro di tango finirà presto e male, molto male. Il caldo è intenso, la tenda fa da cappa e i forni che arrostiscono polletti a ciclo continuo non aiutano. Il primo boato ci sorprende che ancora leggiamo in menù, azione per lo più oziosa essendo le pietanze rigorosamente limitate alla tradizione. I prezzi però tengono il passo con i tempi e continuano la loro implacabile ascesa.
Mentre ammiriamo come questa gente di paese sappia gioire con intensità e moderazione, scopriamo una famiglia con magliette bianche e celesti al centro del tendone attorniata da festanti commensali. È per questo che ci piace stare qui, si può essere “altro” senza dover essere sopraffatti.
Il mezzo pollo nel frattempo è sul nostro tavolo, succoso e aromatizzato con quel po’ di prezzemolo e la pelle saporita, un privilegio che ci condediamo di rado ma che vogliamo apprezzare fino in fondo. I mastodontici caraffoni di birra per oggi non li vedremo, troppo caldo, troppo lunga ancora la serata per lasciarsi strocare dall’alcool. Assaporiamo invece una delle più pregevoli invenzioni di questo laborioso popolo, la Spezi che prima di venire qui non avevamo mai neppure immaginato potesse esistere, banale ma riuscito miscuglio di aranciata e cola, e poi dicono che i tedeschi non hanno fantasia.
Il finale del primo tempo e l’inizio del secondo lasciano sperare che il tango si trasformi in una milonga, la sua variante più rapida e complessa, ma così non è, troppo lenti e quasi svogliati l’uni, troppo affamati e concentrati gli altri, un aggregato di talenti mal sistemati e neanche tanto in forma contro un blocco che si muove come un ingranaggio. Un ometto tarchiato, baffuto e ingioiellato piange nel suo abito di un’eleganza sfrontata e per questo poco elegante, ma è un uomo anche lui e non è bello indugiare sulle sue lacrime e deridere la sua amarezza, per quanto arrogante e borioso sia stato in passato. I fischi e le sprezzanti risate davanti al suo volto gonfio e stravolto non vi fanno onore, amici di casa, lui a suo modo è stato qualcuno.
Si finisce in disfatta, anche stavolta bisognerà trovare le solite battutine di difesa agrodolci, domani in uficio ci sarà aria di trionfo, questo composto e operoso popolo gioisce e festeggia prima della fine, così se va bene si è festeggiato per un mese, se va male almeno un po’ si è festeggiato e pazienza, cambieremo di nuovo la strofetta della canzone, dopo 2006 e 2010 ci sarà 2014, che non suona neanche bene ma che importa.
Paghiamo 7,70 euro per il pollo, 3,30 per la spezi e un po’ di mancia va lasciata, è il pedaggio che bisogna pagare ai vincitori. Siamo stati però bene, quasi quasi la prossima volta teniamo per loro, anche se dall’altra parte ci sarà di certo una squadra latina, o forse no, siamo assetati di rivincite e per questo almeno per oggi rosichiamo.
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