lug
28
#6: Dichiararsi atei per non pagare la Kirchensteuer
di Andrea Sperelli | 1 Commento
Un piacere che richiede conoscenza e prontezza di riflessi
Mi è capitato decine, forse centinaia di volte di dover riempire formulari vari, scartoffie burocratiche noiose e a volte superflue, o di dover declinare le generalità davanti ad un impiegato comunale per una qualche iscrizione o per un certificato. Ma quel giorno fu diverso.
Ero giunto da poco nel paradiso dei miei sogni, la terra dei prati verdi con le alpi sullo sfondo, dove la birra è buona e la gente ordinata, Monaco di Baviera, che sembra più una località di villeggiatura un pò cresciuta che una città industriale o un polo tecnologico di primissimo piano. Ero pieno di entusiasmo ma ancora sprovveduto, felice di tuffarmi ad occhi chiusi in questa nuova eccitante avventura della mia vita. Le mie fino ad allora sommarie informazioni mi inducevano ad un misto di fiducia e cautela nei confronti della burocrazia locale, in fondo non parlavo una parola di tedesco e magari loro non sanno (o non vogliono) parlare inglese. Ma dovevo registrarmi all’ufficio comunale, tappa incombente ed ineluttabile nel cammino appena intrapreso verso la conquista della felicità.
Mi presento all’appuntamento, una gentile signora di circa quarant’anni mi accoglie con la tipica gentilezza burocratica tedesca, tiro un sospiro di sollievo, parla un ottimo inglese, per oggi non ci saranno brutte sorprese. Si comincia, nome… cognome… nazionalità… domicilio attuale… e come un fulmine arriva l’inattesa domanda… religione??? Che vorrà dire “religione”? Nella cattolicissima Italia questa domanda non viene mai posta, il solo fatto di essere italiano vuol dire con ineluttabile automatismo essere anche cattolico, portatore sano di pratiche e precetti ereditati come si eredita un cognome o una madrelingua. Magari non praticante, quello sì che a volte si specifica, ma cattolico sempre e comunque per definizione. Ma qui cosa vorrà significare? Da queste parti ci sono stati tempi di inquisizioni e progrom, di deportazioni ed autodafè ma io sono solo una brava persona, voglio stare qui senza dare fastidio a nessuno, non voglio svolgere attività sovversive nè turbare l’ordine pubblico, ma l’impiegata mi scruta, mi ha puntato gli occhi addosso e non mi molla, devo reagire, dire qualcosa, qualunque cosa purché non mi danneggi.
E poi affiora dagli oscuri recessi della memoria un lontano monito di un conoscente trasferitosi un decennio prima, e capisco, mi illumino, mi gonfio di fierezza e dichiaro… SONO ATEO! L’impiegata abbassa gli occhi e con una certa stizza passa alla successiva pagina… datore di lavoro? Per adesso ho vinto, ho assunto una posizione che potrei difendere fino al rogo, eretico, apostata, spergiuro ed orgoglioso di esserlo, sono ateo per vocazione filosofica e per opportunismo fiscale, ora so che non ci sarà prelievo forzoso dalle mie finanze, ci stavo quasi per cascare ma l’ho scampata, chissà quante altre trappole mi attendono nel mio percorso ad ostacoli in terra straniera, ma questa è schivata, e per ora sono felice…
MERAVIGLIOSO!
lug
27
#5: La risposta mai sperata e tanto attesa
di Paola Dellepiane | Lascia un commento
Un altro piccolo piacere che ci regala la Germania
Ammettiamolo a noi stessi, la permanenza in Italia ce l’ha fatto dimenticare! O viceversa: la permanenza in Germania ce lo ha insegnato e ce lo propone continuamente: risposta alle domande, risposta ai reclami su prodotti o servizi, alle richieste di risarcimento, alle candidature per un posto di lavoro… Ogni “domanda” riceve una sua risposta, come ogni “I” riceve il suo puntino…
Una cultura del feedback la si potrebbe definire quella tedesca, perché una risposta, che sia positiva, che sia negativa, che sia di “stand by” la ricevi sempre. Affidabilità? Precisione? Senso del dovere? Da cosa dipenda esattamente non si sa. È un fenomeno che comunque tranquillizza e che ti fa sentire parte „attiva“ della società. Anche se a prima vista ti sembra una presa in giro: „Zwischenbescheid“, „Bescheid“ etc. Tanto rumore per nulla… pensi da bravo italiano. Soprattutto quando il feedback non è quello che ti aspettavi. Ma passata la delusione per il rifiuto di quel posto di lavoro tanto agognato, ci ripensi su… In fondo non è così male “sapere” che fine fanno gli sforzi grafici e verbali, no?
MERAVIGLIOSO!
lug
26
#4: Spingere sull’acceleratore appena superato un Radar Kontrolle
di Andrea Sperelli | Lascia un commento
I cento piaceri che viviamo da Italiani a Monaco di Baviera
Sono temutissimi, possono decidere delle tue sorti economiche o modificare radicalmente le tue abitudini in fatto di mobilità. Sono i Radar, infernali aggeggi che misurano il superamento dei limiti di velocità da parte di incauti automobilisti. La tecnica è semplice: si mette un limite di velocità assurdamente basso su una strada a scorrimento rapido, si piazza l’infernale marchingegno in una posizione semi-nascosta ed il gioco è fatto.
Tuttavia nella maggior parte dei casi tali trappole sono segnalate qualche decine di metri in anticipo e gli apparecchi sono in posizioni spesso fisse, per cui spesso si conosce il punto in cui si è attesi alla severa prova. Ed allora si inizia a trattenere il fiato, si rallenta facendo violenza a se stessi e alla propria indole, un senso di oppressione si affaccia nell’anima, visioni angoscianti di sanzioni punitive, i metri sembrano non scorrere mai, 45 km/h, no meglio non rischiare, 30 km/h, vien voglia di tirare il freno a mano, ormai si è un vista, nessun lampo squarcia ancora il buio di questa notte in strada, ancora pochi metri e questa prigione sarà alle spalle, le catene saranno spezzate, Spartaco sarà libero di correre verso la sofferta liberta…
È andata! Il piede si abbatte sull’acceleratore come rivalsa della breve ma intesa sofferenza, un profondo respiro di sollievo, anche questa volta l’abbiamo scampata, anche questa volta non avrete il mio scalpo, visi pallidi!
MERAVIGLIOSO!
lug
21
#3: Il controllore sulla Sbahn quando ho il biglietto
di Andrea Sperelli | Lascia un commento
Altra meravigliosa emozione da italiano a Monaco di Baviera
È tardi, sono qui sul marciapiede insieme a ragazzotti alticci e vocianti che aspetto la mia Sbahn, sono sfatto, verdammt!, avrei dovuto prendere la macchina ma non avevo voglia di cercare parcheggio… Il treno arriva, salgo e mi butto su un sedile libero, al mio lato una signora anziana ma curata, di fronte a me uno dei ragazzotti vocianti, frammento di quella umanità sudaticcia e alcolica con la quale solo il sabato notte entro in contatto, per mia buona sorte.
Si parte, provo a rilassarmi ma il trambusto intorno mi irrita, devo resistere solo pochi minuti, poi quella piacevole camminata verso casa nel fresco della sera, di per sè già meravigliosa. Tutt’a un tratto… eccoli, sono in due, piuttosto grossi, sembrano tranquilli ma pronti a tutti, lo sono anch’io. Un rapida controllata nel mio portafoglio, e… c’è! La mia ISAR Card 9 Uhr, settimanale, presa lunedì e quindi valida, sono pulito…
Si avvicinano, mi voglio godere il momento con lentezza, mi ripaga delle ansie provate le poche ma sofferte volte che ho viaggiato da clandestino. Ci siamo, Fahrschein bitte!, il tono non ammette repliche. La signora sembra infastidita, quasi offesa dalla richiesta, come fosse una insultante mancanza di fiducia, mostra il suo talloncino con malcelato sdegno, seccata di averlo dovuto cercare. Nel frattempo il giovinotto prende tempo, prova a fingersi assopito ed assente, ma in modo maldestro, la sua fine è segnata.
Io con lentezza tiro fuori il portafogli, cerco con fare perplesso, con calma, molta, moltissima calma… Ma il ragazzotto sembrerebbe poter approfittare dell’occasione, vorrebbe dileguarsi, invece no, deve pagarla per tutti questi fastidiosi ragazzotti che mi rovinano il ritorno a casa con la loro sfrontatezza ed energia, la stessa che una volta avevo anch’io… allora mi muovo rapido, esibisco orgoglioso il biglietto dalla sua custodia in plastica che ebbi in omaggio anni fa, al primo abbonamento… i riflettori sono adesso tutti per te, ragazzino, vediamo che sai fare!
Il finale è già scritto, non ci possono essere negoziati, quei due non perdonano, devi declinare le tue generalità mentre le ragazzine intorno ridono di te… io devo scendere ma faccio ancora in tempo a lanciargli uno sguardo di rimprovero e compatimento, io almeno non mi sarei fatto beccare, io l’avrei fatta franca.
Scendo e mi lascio alle spalle il loro sudore, le loro risate e la puzza di alcool, adesso sono solo che cammino nel silenzio, respiro profondamente l’odore della notte e sono felice.
MERAVIGLIOSO!
lug
20
#2: Ritrovare oggetti dimenticati
di Paola Dellepiane | Lascia un commento
Seconda puntata del nostro viaggio attraverso le cento cose che amiamo da italiani a Monaco di Baviera
…prima il panico di aver realizzato la dimenticanza, poi un senso di disagio, unito ad una certa tristezza nel pensare di aver perso per sempre quegli occhiali da sole cui ci tenevi tanto…persi per averli dimenticati, persi per distrazione e probabilmente, molto probabilmente, perché qualcuno te li ha portati via. O no?
Percorri il tragitto freneticamente ma anche cercando di disilludersi, passo dopo passo, così che la delusione all’arrivo non sia troppo forte. Nel frattempo cerchi di immaginarti come sarà il “dopo”: “Me ne compro un subito un secondo paio? Aspetto un po’? Stavolta non me li compro di marca, neanche morto!” E mentre rimungini, non ti accorgi di essere arrivato al locale.
Entri, ti dirigi al tavolo. Con un sottile sentimento di carattere masochistico ossevi il posto a cui eri seduto che infatti (pensavi forse il contrario?) è vuoto, completamente vuoto, senza persone e soprattutto senza oggetti. “Ok, ci ho provato, che dovevo fare?” e mentre ti assolvi mettendoti la coscianza a posto per aver tentato quello che pensavi fosse l’impresa impossibile per eccellenza…
“Entschuldigung? Suchen sie vielleicht Ihre Brille? Wir haben sie zur Seite gelegt, denn sie lag auf dem Tisch…“
MERAVIGLIOSO!
lug
19
#1: Lasciare l’autoradio nella macchina parcheggiata
di Andrea Sperelli | Lascia un commento
Comincia il viaggio nei 100 piaceri che proviamo da italiani emigrati a Monaco di Baviera
Un sottile, gradevole, inebriante, inatteso, sconosciuto brivido di piacere dal sapore finora proibito: lasciare in auto oggetti vari in bella vista, senza il timore di ritrovarsi con un vetro sfondato e con un paio di accessori di alta o di antiquata tecnologia in meno.
La tensione psicologica, quel fastidioso disagio che attanaglia negli ultimi istanti trascorsi nell’abitacolo, svanisce come per incanto appena giunti in questa città delle meraviglie.
L’attacco frontale ai nostri possedimenti non avrà luogo in nostra assenza, nè con brutale violenza devastatrice di cristalli, nè con più sapiente perizia scassinatrice di serrature.
Un soffio di leggerezza si fa largo in noi che ci sentiamo ora protetti e coccolati nella nostra oasi di serenità, chiedendoci come abbiamo potuto sino ad ora sopportare tale odioso sopruso, felici per la nuova ed inattesa libertà conquistata, alla quale da adesso non potremo più rinunciare.
MERAVIGLIOSO!
lug
17
Cento cose meravigliose di Monaco di Baviera (e della Germania)
di La Redazione | Lascia un commento
Lanciamo oggi una nuova eccitante rubrica che ci accompagnerà nei prossimi mesi
Essere italiano emigrante vuol dire portar via con sè un ingombrante bagaglio fatto di abitudini, vizi e virtù, consuetudini, disabitudini, preferenze, convenzioni, modi di pensare, di dire e di fare, frasi fatte e proverbi, atteggiamenti, attitudini, malvezzi, furberie ed ingenuità, stereotipi, riferimenti, giudizi preconfezionati, tesi ed antitesi, una forma mentis ed un inconscio collettivo, ed ancora pratiche, usi, costumi e scostumatezze, maniere e cortesie, e di cotanti utensili ci si arma per affrontare l’avventura della vita all’estero.
Il trauma culturale di chi si approda qui dopo decenni trascorsi a fabbricarsi l’italica impalcatura di riferimenti e comportamenti che ci contraddistingue può essere letale – nel qual caso si torna indietro con manifesto rigetto di quanto visto e non apprezzato – o altamente salutare – nel qual caso si cresce e da cocchi-di-mamma si diventa cittadini europei. Non c’è alternativa, trionfare o soccombere.
La chiave della vittoria consiste nel riconoscere apertamente che qui alcune cose – tante per la verità – sono semplicemente migliori, senza se e senza ma. Per questo lanciamo da oggi la rubrica le “Cento cose meravigliose”, quelle cento emozioni e momenti che da emigranti italiani abbiamo scoperto e goduto a Monaco di Baviera ed in generale in Germania.
L’idea ricalca il principio del bellissimo sito die Neal Pasricha www.1000awesomethings.com, con la peculiarità di una prospettiva da italiani a Monaco.
Cosa questa rubrica si propone di NON essere: una fiera del buonismo, un accozzaglia di luoghi comuni, una apologia dell’esterofilia.
Cosa questa rubrica si propone di essere: una collezione di emozioni che abbiamo sperimentato e quotidianamente sperimentiamo con il nostro bagaglio di italiani in terra di Baviera, a volte nobili, a volte ciniche, ma tutte sottilmente piacevoli.









